Sicurezza
Fondazione, via metà delle azioni Bpvi
Fabia Romagnoli: pronto un accordo triennale con i vicentini. In cambio arriveranno 12 milioni di euro da reinvestire
PRATO. Riduzione dell’investimento in Banca popolare di Vicenza, che nell’arco di un triennio si dimezzerà, riallocazione degli investimenti per garantire una distribuzione più bilanciata degli asset patrimoniali, conferma dell’asse privilegiato con l’istituto bancario veneto, leggera riduzione delle erogazioni sul territorio determinata dalla contrazione dei rendimenti finanziari.
A tratteggiare la strategia della Fondazione Cassa di risparmio di Prato è Fabia Romagnoli, presidente dell’ente, che si appresta a gestire il rapporto con Bpvi in una fase di grandi cambiamenti. Cambiamenti che, assicura, non dovrebbero sconvolgere la Fondazione e la sua proiezione sul territorio pratese.
«La rivoluzione in atto nelle banche popolari non cambierà il rapporto tra la Fondazione e la Popolare di Vicenza - spiega la presidente - anche perché il decreto legge che ridisegna l’assetto delle banche popolari rappresenta più un’accelerazione di un processo che era già in atto che una vera e propria novità. Si tratta della concretizzazione di cose che erano già nell’aria e che quindi non ci colgono impreparati».
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Sparirà, per Bpvi e per le altre banche popolari, il voto capitario e quindi si rimescoleranno le carte nella plancia di comando della banca veneta, anche se la Fondazione non può e non vuole certo pesare più del limite dello 0,5% del capitale imposto dalle attuali norme. Al contrario, l’ente pratese ha la necessità di ridurre l’esposizione nella banca vicentina, che oggi rappresenta quasi un quarto del proprio capitale, dato che è valorizzata per 21,457 milioni di euro su un totale di 97 milioni.
Nelle settimane scorse, la Fondazione ha raggiunto con Vicenza un accordo di massima per la cessione della metà delle 354.766 azioni della Bpvi che ha in portafoglio e che verranno così acquistate dalla casa madre vicentina. Il prezzo di acquisto sarà quello stabilito dalla perizia che ogni anno viene svolta al momento della chiusura del bilancio della Popolare. La banca, infatti, non è quotata e il valore della singola azione, attualmente valutato in circa 62 euro, non può essere determinato in tempo reale dal mercato, ma viene fissato una volta l’anno dai periti.
La Fondazione ha a bilancio le azioni Bpvi al valore di acquisto, una quotazione di poco inferiore a quella dell’ultima perizia e quindi dovrebbe ottenere una leggera plusvalenza dalla cessione della metà delle proprie quote. Nell’arco di tre anni, quindi, la Fondazione otterrà una cifra che si avvicina ai 12 milioni di euro e che reinvestirà in strumenti finanziari: in questo modo ridurrà il rischio e si garantirà un flusso finanziario indispensabile ad alimentare la politica delle erogazioni.
Nel 2015 Fabia Romagnoli prevede una leggera diminuzione delle erogazioni. Gianni Zonin, presidente della Popolare vicentina, in una recente intervista al Corriere della Sera ha fatto capire che, probabilmente, anche il bilancio 2014 non consentirà di erogare, come quello dell’esercizio precedente, alcuna cedola.
La cosa non sembra sorprendere la Fondazione che, comunque, è costretta ad accusare una flessione dei ricavi a causa del minor rendimento degli investimenti sui mercati finanziari.
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