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ECONOMIA

Eurotintoria chiude, compromesso già firmato per la vendita del capannone

Ilenia Reali
Eurotintoria chiude, compromesso già firmato per la vendita del capannone

La notizia l'ha data il presidente del consiglio di amministrazione durante l'incontro coi lavoratori e i sindacati. Dipendenti amareggiati: "Abbiamo la brutta sensazione di essere stati solo usati"

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PRATO. Era evidentemente da un po’ di tempo che era stato deciso di chiudere Eurotintoria. Sui tempi della decisione non c’è certezza ma, durante l’incontro tra la proprietà i sindacati con i rappresentanti dei lavoratori, il presidente del consiglio di amministrazione Franco Baroncelli ha detto in modo chiaro che non solo l’azienda chiuderà ma che è già stato firmato il compromesso per vendere i 17mila metri quadrati dell’edificio che ospita la rifinizione. Una vendita per pagare i debiti dopo che una prima parte, settemila metri quadrati, erano stati venduti all’indomani del rilevamento delle quote di Go Fin, il socio fallito,  dal Tribunale.

Una dichiarazione che ha lasciato l’amaro in bocca ai dipendenti che mercoledì 28 gennaio saranno informati, durante un’assemblea, nel dettaglio dell’esito dell’incontro. “C’è stato riferito – spiega la sindacalista della Cgil Annarosa Stefani – che c’era un’irrevocabile procedura di cessazione dell’attività. Alla nostra richiesta di chiarimenti sulle motivazioni che avevano portato alla decisione è emerso che c’erano già dei contatti con eventuali acquirenti per l’immobile. E dopo insistenze dei dipendenti è stato detto in modo chiaro che c’era già un compromesso firmato”.

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 Una dichiarazione scioccante per i presenti. “E’ evidente che un immobile di 17mila metri quadrati non si vende dall’oggi al domani – aggiunge Stefani – e che quindi mentre ai dipendenti si andava a chiedere di ridursi lo stipendio in vista di una razionalizzazione dei costi e di un taglio del personale, chiedendo riservatezza, già, mi viene da pensare, si sapesse come le cose sarebbero andate in modo assai diversi”.

L’amarezza è anche data dal fatto che per dieci giorni si è fatto perdere un anno di cassa integrazione ai lavoratori. “Ci viene da chiederci quale sia il motivo di tale atteggiamento”, è la domanda – senza risposta – di Stefani.

Risposta non rintracciabile neppure nel contratto di compravendita delle quote societarie. Non corrisponde al vero infatti (è una voce ricorrente) che in quel passaggio fosse prevista una clausola che vietava il licenziamento del personale per sei mesi. Il contratto di compravendita, come fa presente la curatela di Go Fin, non prevedeva clausole particolari, né avrebbe potuto contenerne, se non legate al pagamento delle cifre pattuite.

I dipendenti avevano creduto in un primo tempo che alla fine l'azienda non avrebbe chiuso

“Abbiamo la brutta sensazione di essere stati usati – commenta Riccardo Cerchiari, rappresentante dei lavoratori – siamo andati avanti per tre anni dando tutto il possibile per salvare l’azienda. Anche quello che non era dovuto. E in cambio abbiamo ricevuto il niente, anche la perdita di una parte degli ammortizzatori sociali perché, a detta di Baroncelli, non sapeva che presentare la richiesta di cessazione nel 2015 avrebbe avuto conseguenze gravi per noi. Siamo tutti parecchio amareggiati”.

 

 

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