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l'iniziativa

Cristiani perseguitati, In settecento alla fiaccolata in centro

Azelio Biagioni
Cristiani perseguitati, In settecento alla fiaccolata in centro

In tanti hanno partecipato alla preghiera voluta dal vescovo e dal sindaco. Il francescano Marzo, testimone della Terra Santa: "Molti hanno preferito la morte anziché rinunciare alla loro fede"

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PRATO. C'erano persone di tutte le età alla fiaccolata silenziosa “Non più schiavi ma fratelli. Prato con i cristiani perseguitati” che si è snodata, venerdì 23 gennaio, lungo alcune vie del centro storico. Un evento voluto dalla Diocesi e dal Comune per manifestare contro le barbarie e le uccisioni che i cristiani subiscono per la loro religione. Oltre 4300 è il numero di quanti, nel 2014, sono stati uccisi: la loro colpa era quella di essere seguaci di Cristo. Il corteo è partito da piazza del Comune poco dopo le 21 aperto da uno striscione con il nome della fiaccolata sorretto dagli scout. Ragazzi giovani, dunque, come tanti altri loro coetanei presenti in massa all'evento. Oltre 700 i partecipanti al corteo che hanno sfidato un freddo pungente.

In prima fila il vescovo, Franco Agostinelli, ed il sindaco Matteo Biffoni con parte della giunta, sacerdoti, suore, frati, una massiccia delegazione della Misericordia e fedeli hanno sfilato silenziosamente da piazza del Comune fino a piazza delle Carceri dove sono stati letti alcuni dati impressionanti sui cristiani perseguitati o uccisi in tante parti del mondo. Poi il corteo è ripartito con destinazione piazza del Duomo.

Oscar Marzo, francescano, ha portato la sua testimonianza di religioso in Terra Santa. Il frate ha parlato dei cristiani uccisi come di martiri. “Sono veri testimoni della fede – ha detto – Molti hanno preferito la morte anziché rinunciare alla loro fede". Il religioso pone, poi, una domanda. "Cosa possiamo fare noi da Prato? Pregare e pregare come comunità per altre comunità che soffrono. Stasera lo abbiamo dimostrato, un bel momento insieme al pastore di questa Chiesa ed alle varie autorità”.

Il sindaco Biffoni ha sottolineato come la fiaccolata abbia riportato l'attenzione ad un tema importante. “Non possiamo girare la testa davanti a quello che succede – ha detto il primo cittadino di Prato – ed abbiamo il dovere di occuparci di questi temi e fare la nostra parte per quello che possiamo”. Per il vescovo Agostinelli l'uccisione dei cristiani è una follia umana che sembra non aver fine.

“Stasera siamo qui – ha detto il presule – per invocare la pace per le diversità che sanno convivere. Dobbiamo costruire ponti di pace e di vicinanza, possiamo discutere di tutto senza insultarci e senza eliminarci a vicenda. Stasera siamo un messaggio – prosegue il vescovo – per il solo fatto di essere qui. Dare voce a chi non ha voce. Quanti si sentono minacciati quotidianamente trovino spazio nei nostri ambienti, perché si sentano accolti ed aiutati da noi che siamo membra della stessa famiglia umana. Siamo cittadini del mondo – continua monsignor Agostinelli – quindi dobbiamo portare il nostro contributo alla pace con il sogno un giorno di essere tutti mano nella mano, di qualsiasi credo, non nella confusione ma nella bellezza della fraternità”. Infine, il vescovo rivolge l'invito ad uscire dall'assedio e dal pessimismo: “Costruiamo piccoli sogni di speranza e impariamo a correggerci con dolcezza”.

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