Italia
Rivoluzione in banca La Popolare diventa Spa
Prato, che cosa cambia per le migliaia di soci e clienti del più importante istituto pratese. Una certezza: conteranno meno i rapporti personali e più i pacchetti azionari
PRATO. Addio ai pullman pieni di soci che partono all’alba per andare a votare nelle assemblee fiume delle banche popolari. Presto saranno solo un ricordo. Per la Banca popolare di Vicenza, quella che quattro anni fa ha mangiato la Cassa di risparmio di Prato e ora conta il maggior numero di sportelli in provincia, il decreto approvato lunedì dal governo è una vera rivoluzione: entro 18 mesi, insieme ad altre nove grandi banche popolari (quelle che hanno un attivo patrimoniale oltre gli otto miliardi di euro), scatta l’obbligo di trasformarsi in società per azioni.
Che cosa cambierà per i soci, per i clienti, nelle politiche di concessione del credito? È troppo presto per dirlo e dalla banca trapela solo il silenzio, perché proprio oggi pomeriggio è convocato a Milano un incontro tra le principali banche popolari per decidere se dare battaglia o chiedere semplicemente qualche ritocco al provvedimento. Di sicuro cambiano la filosofia e potrebbero cambiare le linee di comando della banca, finora saldamente in mano a Gianni Zonin. Nelle banche popolari in genere, sulle quali ora la Banca d’Italia tenta di assicurarsi un maggiore controllo, hanno sempre contato molto i rapporti personali tra il vertice e i soci, rapporti costruiti anche sulla concessione (o non concessione) del credito. Rapporti che in futuro sono destinati a essere meno importanti: conteranno meno i rapporti personali e più il peso delle azioni.
La Popolare di Vicenza conta attualmente 117.000 soci, di cui almeno duemila a Prato (come altre banche, la Popolare ha concesso mutui agevolati in cambio dell’acquisto di quote societarie), e un milione e 300mila clienti, con un attivo dichiarato a fine giugno 2014 di quasi 46 miliardi di euro.
Il socio ha un minimo di cento azioni, del valore nominale (fissato dalla stessa banca) di poco più di 62 euro. Ma la Popolare di Vicenza è una delle poche banche a non essere quotata in borsa. Che cosa succederà al valore delle quote quando la banca sarà una Spa e si quoterà? Non è detto che il valore diminuisca. Anche perché si vocifera di una possibile fusione con Veneto Banca, istituto solo di poco più piccolo. Qui semmai potrebbero esserci ricadute sui dipendenti, in caso di sovrapposizioni di sportelli (anche se le fusioni in genere sono un rischio per i funzionari di rango più alto).
In ogni caso i soci non possono vendere le quote fino ad aprile, quando viene approvato il bilancio. Nel 2014 non sono stati distribuiti dividendi, si è preferito accantonare riserve. Col passaggio a società per azioni cambia il sistema decisionale: finora ogni socio contava per uno, in futuro conteranno i pacchetti azionari e dovranno essere stipulate altre alleanze tra i maggiori azionisti.
Per i correntisti che non sono soci, si dice ufficiosamente, non cambierà nulla.
Cambierà, o dovrebbe cambiare, il rapporto con la politica. Tradizionalmente le Popolari hanno sempre fatto riferimento agli ex Dc e agli ex Psi, ora sparsi tra Forza Italia, Ncd e Partito democratico. Col passaggio a società per azioni il legame con la politica potrebbe o dovrebbe essere meno stretto. Quello che più interessa ai risparmiatori e agli imprenditori della provincia di Prato in realtà è la politica della concessione del credito, i soldi che, direbbe Renzi, devono far cambiare verso all’Italia trainandola fuori dalla crisi. E forse una Spa è più adatta a questo tipo di operazione rispetto a una Popolare.
Paolo Nencioni
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