Sicurezza
Il sogno italiano costa 14.000 euro
In manette coniugi cinesi che vendevano ai clandestini un “pacchetto” che comprende visto, volo, alloggio e lavoro
PRATO. Il “pacchetto” dell’immigrazione clandestina costa 14.000 euro ed è tutto compreso: volo da Pechino a Varsavia o Francoforte, trasferimento a Milano e poi a Prato, con la promessa di un lavoro a nero che servirà a pagare una parte del debito contratto dai cinesi clandestini che scelgono di emigrare in Italia. Il meccanismo e la rotta, una costante degli ultimi venti anni, sono stati scoperti dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano, dal sostituto Lorenzo Gestri e dal capo della squadra mobile Francesco Nannucci, nel corso di un’indagine che si è conclusa con l’arresto di due cinesi, marito e moglie, Gong Kaiji di 40 anni e Sun Shulan di 45, ora in carcere con le accuse di estorsione, favoreggiamento dell’ingresso clandestino e sequestro di persona.
L’indagine è partita lo scorso 16 agosto, sviluppando gli accertamenti già compiuti alla metà di aprile in seguito a una furiosa rissa avvenuta in un affittacamere abusivo di via Marianna Nistri 25. In aprile un gruppetto di cinesi si era scontrato con i titolari dell’attività e un orientale rischiò di rimetterci la vita per questioni di soldi, ma in quell’occasione non erano emersi elementi sul traffico di clandestini. Poi, il 16 agosto, la polizia è intervenuta nuovamente in via Nistri su segnalazione di un cinese che sosteneva che un amico era stato sequestrato e rinchiuso nell’affittacamere abusivo. La polizia ha così scoperto che l’orientale era stato sequestrato perché aveva un debito nei confronti dei gestori dell’affittacamere. I telefoni sono stati messi sotto controllo e si è capito che i due appartamenti gestiti dai coniugi cinesi poi arrestati erano l’approdo di decine di clandestini appena arrivati a Prato, in attesa di occupazione.
Il meccanismo ricostruito dalla squadra mobile è il seguente: il cinese che intende trasferirsi a Prato si mette in contatto con un gruppo operante in Cina che offre un pacchetto completo. Per 14.000 euro l’organizzazione garantisce un visto turistico per la Polonia o la Germania, il volo aereo su Varsavia o Francoforte, il trasferimento a Milano e la promessa di un lavoro (a nero) a Prato. Quando il visto turistico scade, il cinese entra in clandestinità, ma ha già un tetto e spesso un lavoro in una delle tante confezioni del Macrolotto. La squadra mobile ha scoperto che l’attività dei due coniugi era andata avanti tranquillamente, come se nulla fosse, anche dopo la furiosa rissa di aprile, per la quale entrambi sono già stati condannati. Tre cinesi hanno collaborato alle indagini e hanno spiegato come funzionano le cose. Appena il clandestino arriva in Italia, per prima cosa fa sparire i documenti d’identità (o glieli prendono i trafficanti di esseri umani). Poi in attesa del primo lavoro, il clandestino alloggia in uno degli affittacamere abusivi pagando 5 euro al giorno. Quello di via Nistri, hanno spiegato gli inquirenti, era attivo almeno dal giugno 2012 e di lì sono passati decine di clandestini. A dicembre, durante un controllo, ne hanno trovati 21, nessuno di loro aveva i documenti e nessuno ha collaborato con la polizia. Il 29 dicembre sono scattate le ordinanze di custodia: due eseguite e una no, perché il terzo gestore dell’affittacamere si è reso latitante.
«E’ uno spaccato del sistema Prato - ha spiegato il procuratore Sangermano - chiarendo comunque che si tratta di una parte minoritaria del sistema. L’immigrazione clandestina alimenta il lavoro in nero e la percezione di insicurezza. E i flussi di immigrazione clandestina sono oggetto di grande attenzione da parte di questo ufficio, soprattutto in questo periodo».
Ora le indagini tenteranno di far luce sui contatti europei del gruppetto che gestiva l’immigrazione clandestina a Prato. Si cercherà di capire con quali modalità vengono rilasciati i visti turistici in Cina da parte dei paesi di area Shengen (in questo caso la Polonia) dai quali poi i cinesi sono liberi di spostati in tutti i paesi dell’Unione europea.
Paolo Nencioni
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