Gioco
Imprenditori camaleonti nell'adeguarsi al mercato: ecco le aziende che tirano. L'identikit di chi funziona ancora
Non importa essere grossi o piccoli l'importante è essere veloci, appassionati e sensibili. E soprattutto aver voglia di investire e credere in un settore. Meglio se non si hanno i capelli bianchi. I big del tessile guardano i colleghi che hanno chiuso e provano a raccontarsi
PRATO. Aziende caravella, agili e flessibili, o aziende elefante, lente ma strutturate? Non sembra data dalla grandezza, la longevità e il successo delle aziende pratesi sul mercato. Dopo un periodo in cui, negli anni della crisi nera del tessile, si era pensato che la verticalizzazione non pagasse ed era necessario abbattere costi e personale, oggi emerge che anche tra chi aveva ridotto il personale ed era strutturato per essere estremamente veloce c’è chi non ce l’ha fatta. Come invece ci sono esperienze di realtà imprenditoriali assai strutturate che stanno avendo grandi risposte dal mercato (Pontetorto, Lanificio Faliero Sarti).
Sono delle ultime settimane gli annunci di nuove chiusure illustri come quelle di Binicocchi e di Linea tessile italiana (del consigliere comunale e già vicepresidente dell’Unione industriale di Prato Alessandro Benelli) o pesanti ristrutturazioni come quella di Microtex o, impegnate a capire cosa ne sarà di loro, come Eurotintoria (qui c’è una procedura in corso per cessazione).
Prodotto, capacità di guardarsi e cambiare velocemente sembrano essere i segreti delle aziende pratesi che oggi funzionano. Grandi o piccole che siano. Ma anche la volontà di investire nel tessile e crederci. E’ infatti evidente, e va detto per inciso, che a fronte di collezioni azzeccate o meno sia necessario anche avere titolari interessati ad andare avanti. I nomi (Binicocchi, Eurotintoria, Ultra) raccontano infatti, al di là di ogni analisi economica si voglia fare, di una volontà di disinvestire della famiglia Bini in aziende del tessile che vivono momenti di difficoltà. Ma anche di un cambio generazionale non arrivato o arrivato in tempo.
“Le aziende che ora stanno andando bene – è il parere di Maurizio Sarti del lanificio Faliero Sarti – sono quelle che sono riuscite a realizzare un prodotto particolare. A Prato i clienti cercano qualcosa che non si possa fare in altri paesi. E non mi riferisco solo a capi prodotti in Cina ma anche in Turchia e nei paesi dell’est Europa. Il segreto quindi sono aziende, anche strutturate, ma per fare produzioni con quantità più limitate ma differenti rispetto a quelle dei tuoi concorrenti. Ma soprattutto se cambia il gusto del mercato devi essere in grado di cambiare. Insomma se sono bravo a fare salsicce e il mondo intorno a me diventa vegetariano devo assolutamente imparare a fare anche delle verdurine. Se mi fisso che le salsicce come me non le fa nessuno, anche se è vero, col passare del tempo non avrò più chi me le comprerà. Io sarò riconosciuto dal cliente solo se faccio bene quello di cui lui ha bisogno. Perché vado in un ristorante anzichè in un altro? E’ evidente, perché cucina meglio quello che mi piace e desidero mangiare”.
Per Francesco Marini del Gruppo Marini industrie “è importante aver investito su alcuni mercati invece che su altri”. “I mercati con una cultura tessile più matura – aggiunge – sono quelli che comprendono meglio la nostra produzione e quindi averli seguiti anche nei periodi difficili ha pagato. Per noi fondamentale è stato aver scommesso sul commerciale e sulle sensazioni che si avvertivano in questo settore dell’azienda: così siamo riusciti ad avere prodotti frizzanti. Avere informazioni da chi parla con i clienti aiuta a non avere un prodotto scontato e un’organizzazione efficienti. Ora ad esempio sono a New York dove sto facendo una fiera in ufficio per parlare con i clienti. Ed ho avuto chiaro che non ci chiedono più le collezioni ma aggiornamenti continui perché loro vanno già a stagioni con riassortimenti mensili. Fare due collezioni è quindi un modo vecchio”.
Anche per il direttore dell’Unione industriale pratese Marcello Gozzi i temi sono il mercato, il prodotto e la capacità di cambiamento. “Non è detto che quello che sei oggi è quello che sarai domani. La difficoltà per l’imprenditore tessile è quella di non dare per scontato nulla e che i mercati che ti hanno dato successo non è detto te lo diano domani. La necessità di Prato è quella di essere in grado di mettersi in discussione, rinnovarsi, creare sempre nuovi sbocchi. E non è facile reinventarsi”.
E per reinventarsi è necessario avere le “antenne”. La pensa così Luigi Banci, uno dei titolari di Pontetorto una delle aziende di Prato più grandi, almeno come numero di dipendenti (110)
“Non credo – commenta – la dimensione sia una regola. Vedo aziende anche piccole che stanno andando bene. Penso a Inwool, Manteco, Fortex, Tessilgodi. Il segreto è quello di rinnovarsi e per farlo devi avere collaboratori vispi, vivaci, al passo coi tempi. Per arrivare ad avere la collezione bella devi saper annusare le tendenze, avere le antenne, captare prima degli altri i cambiamenti del mercato. E per questo può essere sufficiente anche avere un buon tecnico, un buon commerciale e altre 2-3 persone. Noi, ad esempio, siamo percepiti come un’unica grande azienda ma in realtà è come se, dentro di noi, ci fossero più piccole aziende che seguono un prodotto”.
A introdurre un nuovo argomento è il presidente dell’Unione industriale Andrea Cavicchi.
“Prato ha dimostrato che non c’è solo un criterio di sopravvivenza. Non c’è una regola unica: serve il mercato, i prezzi allineati, il prodotto ma anche un cambio generazionale all’interno dell’azienda e imprenditori che ci credono e investono. Alcuni grossi imprenditori del tessile hanno dimostrato di non crederci più e le aziende hanno chiuso. Non mi riferisco solo a Roberto Bini che su alcune aziende ha disinvestito ma anche ad altri. Specialmente nella filiera ci sono imprenditori troppo avanti con gli altri al comando. Serve il cambio generazionale e il cambio di ruolo e di comando quando si comincia ad essere avanti con gli anni. E servono investimenti in macchinari e in risorse umane. Sui filati fantasia è accaduto è Lineapiù oggi è un esempio che con questi elementi ci si può migliorare. Oggi, e Pitti Uomo lo dimostra, c’è un’attenzione come non mai alle grandi firme e anche sui prodotti semilavorati”.
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