Il Tirreno

Prato

220 moto al posto delle filande. E’ a Narnali il re dei restauratori di fuoristrada

Barbara Burzi
220 moto al posto delle filande. E’ a Narnali il re dei restauratori di fuoristrada

Prato, architetto, autodidatta, Stefano Brachi è considerato un fuoriclasse. Vanta anche pezzi introvabili come la serie completa di moto Aim, un marchio motociclistico italiano che aveva una fabbrica in città

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PRATO. C’è voluto un capannone di 2.500 metri per contenerle tutte. Più di 220 moto da fuoristrada hanno preso il posto delle filande in un magazzino di via Enrico Toti a Narnali, dove un tempo viaggiavano le macchine per fare il filato da maglieria.

Entrare qui è vera luce per gli occhi dei patiti delle due ruote. Vi ha sede la più grande collezione italiana di motori d’epoca e una delle più numerose di Europa.

Il proprietario, Stefano Brachi (nella foto), cinquantunenne libero professionista laureato in architettura, è considerato tra più bravi restauratori in circolazione di questi veicoli, al punto che la rivista di settore Riders gli ha dedicato un articolo. «E’ un hobby che mi impegna da 18 anni - racconta - all’inizio è stato un po’ oneroso, ma adesso è diverso, quasi tutti i pezzi di ricambio si acquistano con il baratto. C’è un bel giro di appassionati sparsi un po’ in tutto il mondo. Ho iniziato risistemando vecchie moto da rottamare, poi ho continuato. Tutto quello che so fare l’ho imparato da autodidatta e vedendo lavorare Lamberto Tempesti, un meccanico pratese che collaborava con la mia squadra quando correvo nel fuoristrada».

In sella alle due ruote Brachi ha iniziato a prendere confidenza con il mezzo. «E’ iniziato tutto per caso - continua - quando avevo 14 anni mio padre non voleva neanche comprarmi il motorino, poi si convinse ad acquistarmelo e mi prese una moto da cross perché la considerava più sicura delle altre».

Dopo aver, nel corso degli anni, comprato e scambiato parti di ricambio, accessori e pezzi meccanici per restituire a nuova vita vecchie moto, attorno alla collezione, che contiene anche modelli ormai introvabili («la serie completa di moto Aim, un marchio motociclistico italiano che aveva una fabbrica a Prato e i cui esemplari sono molto ricercati anche all’estero»), si è formato un club di persone che condividono la stessa passione sotto il nome di “Good Veteran Bikers”. «Non è ancora formalmente costituito, ma stiamo pensando di farlo».

Più che altro è un gruppo composto da gente di tutte le età che fa riferimento allo stanzone di via Toti per scambiarsi opinioni, idee, ricambi, organizzare uscite, dare un’occhiata ai modelli, assistere alla rinascita di nuovi capolavori a due ruote. «Si riunisce ogni lunedì sera - spiega - ogni settimana si ritrovano qui dalle trenta alle quaranta persone che arrivano da tutta la Toscana, ma complessivamente quelli che ruotano attorno a questo gruppo saranno circa duecento». Un modo, tra l’altro molto, originale di riutilizzare il capannone tessile della vecchia azienda di famiglia, che diversamente «resterebbe sfitto - sostiene - per la crisi, ma soprattutto per il fatto che si trova in una zona diventata difficilmente accessibile, in seguito alla chiusura del sottopasso di via Ciulli».

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