Il Tirreno

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Abbattuti decine di orti realizzati dentro il Gorone

Francesco Albonetti
Il fosso del Gorone com'è adesso e com'era prima dell'abbattimento degli orti
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Il fosso del Gorone com'è adesso e com'era prima dell'abbattimento degli orti

Prato, ripulito un lungo tratto del corso d'acqua a cui nessuno aveva messo mano in quarant'anni. Un progetto del Cnr e del Comune per sfruttare i salti d'acqua delle gore a fini energetici

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PRATO. Decine di orti abusivi che da almeno quarant'anni occultavano il Gorone sul viale Galilei, costeggiando il campo di rugby, sono stati abbattuti dal Comune. L'alveo e gli argini della gora che parte dal Bisenzio all'altezza del Cavalciotto e prosegue sotto la città - dopo circa due chilometri a cielo aperto - sono stati risanati e risogomati, con la ricostruzione dell'originaria sezione del canale dove un tempo, così si dice, qualcuno faceva pure il bagno. L'intervento, su un tratto di 350 metri circa su un totale di 2 km del Gorone dal Cavalciotto a piazza del Mercato Nuovo, è il primo tassello di un più ampio progetto che non intende solo rimettere in sicurezza le aree, ma anche recuperare e valorizzare il sistema delle gore e del Gorone, una parte fondamentale dell'evoluzione di Prato e del tessile dal 1100, con interessanti implicazioni per le energie rinnovabili, con lo sfruttamento delle potenzialità dei salti dell'acqua con delle turbine. In prospettiva ci sono progetti molto più ambiziosi, come quello dello sfruttamento delle cascatelle a fini energetici e, addirittura, della falda pratese per sfruttarne le potenzialità geotermiche. Ma andiamo con ordine.

Via gli orti abusivi. Fino a pochi mesi in quel tratto di gora ce ne erano decine, realizzati dal dopoguerra in poi per sfruttare la presenza dell'acqua. Una presenza tollerata, ma pericolosa in caso di nubifragi come quelli che hanno interessato Genova negli ultimi anni. La vegetazione e i manufatti realizzati dentro gli orti, a volte con vere e proprie ricostruzioni ad hoc degli argini, costituivano un tappo che non consentiva lo smaltimento dell'acqua in eccesso. Togliere gli orti non è stata un'operazione complicata, anche perché nessun proprietario si è lamentato dell'"esproprio". Che comunque non sarebbe tale, visto che in quel tratto il terreno è comunale. E' probabile che molti proprietari degli orti non ci siano neppure più, forse sono addirittura morti da tempo.

"Nessuno ci aveva messo mano in cinquantanni'anni - dice l'assessore all'urbanistica Valerio Barberis - Con questa operazione di pulizia e sistemazione degli argini del Gorone, che è costata circa 40mila euro, potremo svolgere regolare sfalciatura della vegetazione due volte l'anno, cosa che fino ad oggi non era possibile fare. E' anche un modo per valorizzare questo tratto di gora, un corso d'acqua che risale al 1100, che si svela ai pratesi con una serie di manufatti idraulici realizzati nel tempo".

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A circa metà percorso c'è la presa d'acqua della Ricceri, una delle pochissime fabbriche che ancora sfrutta l'aqua di questa gora. La vecchia presa tornata alla vista dopo l'abbattimento della vegetazione è un'opera di archeologia industriale. Più a valle, nell'ultimo tratto, ci sono gli orti sociali di via della Gualchiera, quelli perfettamente regolari, anzi dati in concessione dal Comune a chi vuole gestirli. Poi il mulino della gora e il grande fabbricone fantasma della Gualchiera, il cui recupero è nei piani del Comune.

Sfruttare i "salti d'acqua". Con l'appoggio del Comune, il Cnr partecipa al bando regionale di ricerca sullo sfruttamento energetico del sistema acqua con uno studio che riguarda appunto il sistema delle gore."L'obiettivo - spiega l'assessore all'ambiente Filippo Alessi - è ottenere dei finanziamenti per effettuare una ricerca e capire anche come è strutturata la rete della falda acquifera sotterranea, un problema non indifferente a Prato negli ultimi anni. Il primo passo per comprenderne caratteristiche e potenzialità dal punto di vista geotermico e di utilizzo". Il bando scade fra pochi giorni, il 23 gennaio e il progetto del Cnr su Prato sarà in lizza insieme a quelli provenienti da altre zone della Toscana.

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Pozzi con l'acqua a 40 gradi. L'idea di sfruttare la falda a fini energetici, anziché preoccuparsi solo del suo innalzamento, è un pallino del sindaco Biffoni e di questa amministrazione. Anche perché nel corso degli ultimi anni sono state fatte alcune importanti e suggestive scoperte. Una fra tutte, se ne sono accorti i tecnici di Publiacqua, la presenza di punti in cui la temperatura dell'acqua è molto più alta del normale: in un pozzo, per esempio, è stata misurata una temperatura sotterranea di 40° e superficiale di 22°. E si sta discutendo delle possibilità potenzialità geotermiche di questa scoperta, utilizzando il caldo, ma anche il freddo, a scopi energetici.

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