Il Tirreno

Prato

la tragedia della calvana

Il piccolo Franco non è morto per un colpo di sole

di Paolo Nencioni
I soccorsi ai ragazzi della parrocchia di Paperino in Calvana
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I soccorsi ai ragazzi della parrocchia di Paperino in Calvana

Depositata la perizia sulla tragica gita parrocchiale in Calvana: per i consulenti del giudice il decesso è dovuto a un'insufficienza cardiaca, ma non dicono se poteva essere salvato. L'elicottero in volo dopo un'ora dalla prima chiamata

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PRATO. Il piccolo Franco Lori, il bambino di 11 anni deceduto il 26 giugno 2012 durante una gita della parrocchia di Paperino sulla Calvana, non è morto per un colpo di sole ma per un'insufficienza cardiaca aggravata dal caldo e dalle condizioni fisiche del ragazzo. Lo scrivono il professor Vittorio Fineschi, direttore della Medicina legale dell'Università La Sapienza di Roma, e il professor Nicola Pirozzi, direttore del Dipartimento emergenza urgenza dell'ospedale Bambin Gesù di Roma. La perizia ordinata dal giudice, conclusa lo scorso 21 dicembre e depositata in questi giorni, è stata oggi, 15 gennaio, al centro dell'incidente probatorio che si è svolto davanti al giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi e al pubblico ministero Lorenzo Gestri nel procedimento penale in cui sono indagati per omicidio colposo un medico e due operatrici della centrale 118.

Secondo uno dei difensori degli imputati, l'avvocato Mauro Cini, la perizia è un punto a favore della difesa, perché non attribuisce specifiche o definitive responsabilità agli operatori del 118 o ai medici rianimatori. Ma vediamo nel dettaglio che cosa dice il documento di quasi 300 pagine che rappresenta il cuore del processo per la morte di Franco Lori.

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Sono cinque i quesiti a cui i due periti del giudice sono chiamati a rispondere. Il primo riguarda le condizioni generali di salute del ragazzo. Franco Lori viene descritto dai due consulenti come un bambino obeso: 11 anni, alto 1,69 per 80 chili di peso. "Già ex ante era da sospettare che il piccolo Franco fosse un soggetto "fragile", verosimilmente non in condizioni di proseguire una passeggiata di 4,9 chilometri con un dislivello di 483 metri". Quel 26 giugno, aggiungono Fineschi e Pirozzi, non c'erano condizioni climatiche estreme. Alle 13, l'ora della tragedia, c'erano 31 gradi, "una giornata non pericolosa per soggetti in buona salute". Il problema, appunto, è che per i due periti Franco non era in buona salute, o comunque era rischioso fargli sopportare quel dislivello.

La causa della morte. Per i due periti è stata "un'insufficienza cardiaca" in un soggetto che presentava una "estesa infiltrazione adiposa della parete del ventricolo destro". Una condizione che può sfociare, spiegano, in "insufficienza cardiocircolatoria da miocardiopatia" o "insufficienza cardiocircolatoria" causata da un'aritmia. Le due condizioni che hanno fatto precipitare la situazione sono state "la fatica" e "la temperatura piuttosto alta in zone con ridotta o assente vegetazione". Effetti, aggiungono i due medici, "potenziati dall'obesità di Franco". I campanelli d'allarme erano suonati già prima delle 13 di quel 26 giugno, quando il gruppo parrocchiale si era fermato a Casa Bastone e Franco aveva accusato una grande stanchezza. Alla ripresa della passeggiata è l'accompagnatrice volontaria Alessandra Foddi la prima a capire che si stava mettendo male. "All'improvviso ha detto che non voleva giocare e che non voleva entrare in una buca - racconta - ma in quel momento non stavamo giocando e non c'era una buca". Secondo i periti in quel momento non arrivava abbastanza ossigeno al cervello, a causa dello scompenso cardiaco, e di lì a pochi minuti Franco entrerà nel coma da cui non si risveglierà più. Non è stato un colpo di calore, dicono i periti, e nemmeno una sincope da caldo, ma uno scompenso cardiaco.

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L'adeguatezza dei soccorsi. Questo è il nocciolo del processo, in quanto agli operatori del 118 viene contestato di non aver capito subito che serviva un intervento con l'elicottero. Bisognava intervenire con l'elicottero, concludono i periti. Perché l'intervento da terra con l'ambulanza ha impiegato un'eternità, 80 minuti, per arrivare sul posto (dalla prima chiamata delle 13,08 alle 14,28), mentre l'elicottero ne ha impiegati 43 (dalle 14.09, quando una operatrice del 118 chiede l'intervento, alle 14,52). Il problema, come si vede, è che l'elicottero è stato richiesto 61 minuti dopo la prima chiamata di soccorso. Se fosse stato richiesto subito, i soccorsi sarebbero arrivati alle 13,51 e non alle 14,28. E Franco avrebbe ricevuto cure sanitarie 21 minuti prima dell'arresto cardiaco stimato. Se fosse stato subito attivato l'elisoccorso, concludono i periti, "verosimilmente le manovre di assistenza praticate dai sanitari sarebbero state più efficaci", ma aggiungno che però "non è possibile dire con certezza se questo intervento anticipato di 21 minuti sarebbe stato in grado di evitare l'arresto cardio-respiratorio". Considerando poi il tempo di volo verso Careggi, la durata totale di 33 minuti, dice la perizia "sarebbe un tempo troppo lungo per garantire la sopravvivenza". In conclusione, sostengono i consulenti, "non è possibile definire con certezza l'efficacia di un più tempestivo intervento sanitario in Advanced Life Support" e "non è possibile definire con certezza che manovre anticipate potessero evitare la morte di Franco".

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Le censure a chi non è imputato. Secondo i professori Fineschi e Pirozzi l'equipaggio dell'elisoccorso ha fatto il suo dovere in tempi rapidi. E anche gli accompagnatori vengono sostanzialmente "assolti". A una delle due operatrici del 118 imputate di omicidio colposo viene contestato, nella prima telefonata, di aver posto poche domande sulle condizioni del bambino, concentrandosi sulla posizione dove inviare i soccorsi. Censurato anche il comportamento del medico curante, perché nella scheda clinica di Franco non era riportato nulla sulla sua obesità e sul rischio diagnostico che ne conseguiva.

Un caso aperto. Come si vede, e come spesso accade nelle perizie mediche su processi per omicidio colposo, la consulenza dei luminari si presta a più di un'interpretazione. E su questo si daranno battaglia accusa e difesa. Quello che sembra assodato è che Franco quel giorno, stanti le sue condizioni fisiche, non avrebbe dovuto essere portato a fare la passeggiata sulla Calvana. Quanto ai soccorsi, i periti possono anche dire che forse non sarebbe cambiato nulla, ma di fronte a una tragedia del genere, far alzare in volo l'elicottero alle 13.08 o alle 14.09, com'è avvenuto, sembra fare una bella differenza. Vedremo poi se questo rappresenta un reato o un semplice malfunzionamento del sistema.

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