Il Tirreno

Prato

l'indagine della finanza

Prato ha un altro distretto parallelo, quello della contraffazione

Ilenia Reali
Il materiale sequestrato nel magazzino fantasma. Centinaia di accessori per trasformare gli abiti
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Il materiale sequestrato nel magazzino fantasma. Centinaia di accessori per trasformare gli abiti

Denunciati due corrieri e un imprenditore. Tutti pratesi. Sequestrati 140.000 abiti contraffatti, tra gli altri,  di Armani, Diadora e Burberry. I capi venivano "trasformati" in un magazzino fantasma al confine col Macrolotto

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PRATO. C’è un’altra filiera parallela, che niente sembra abbia a che fare con i cinesi, a Prato. E’ quella della contraffazione di capi di moda delle più grandi firme italiane e non solo. E, questa volta, parla solo toscano. La  Finanza di Ancona, in collaborazione con i colleghi di Prato, e coordinati dalle procure delle due città ha sequestrato negli ultimi due mesi nella città tessile oltre 140mila capi di abbigliamento di Armani, Burberry, Armata di Mare, Calvin Klein, Burberry e Diadora. Prevalentemente t shirt di qualità elevatissima. Capi che nessun cliente avrebbe potuto riconoscere come falsi anche perché non solo la fattura era eccellente ma ogni capo era dotato di etichette, cartoncini e accessori assolutamente perfetti.

Tre le perquisizioni effettuate a Prato e che hanno portato alla denuncia di tre persone, tutte originarie della nostra città.

L’indagine è partita da Ancona quando la Finanza al casello autostradale della città, all’uscita Nord, hanno fermato un furgone proveniente da Prato e guidato da due “corrieri” residenti in città. All’interno c’erano 4.000 abiti, tutti firmati. Troppo perfetti per limitarsi alla denuncia dei due pratesi che erano a bordo del mezzo. Da alcuni  accessori che si trovavano all’interno del furgone i finanzieri marchigiani sono riusciti a risalire a una terza persona, pratese anche lui,  rappresentante legale di un’azienda con sede a Malta che si occupa di commercio all’ingrosso di tessuti nonché amministratore unico di una seconda azienda che commercia abiti con sede legale a Prato.

Dalle indagini è emerso che l’uomo utilizzava un magazzino “fantasma” (non dichiarato tra le sedi delle aziende) sempre in città. Qui sono stati trovati 140mila capi di abbigliamento contraffatti e numerosi accessori di vari brand per completare la confezione, l’etichettatura e il confezionamento dei capi. E’ molto probabile che questi abiti dovessero finire in commercio nel periodo di Natale.  Nei giorni scorsi la procura pratese, che ha nel frattempo proseguito l’indagine, ha autorizzato una nuova perquisizione. Sempre in città, sempre nei confronti di un imprenditore cittadino con l’azienda ai confini del Macrolotto Uno. E anche in questo caso sono stati trovati 2000 capi di abbigliamento.  Tutto il materiale sequestrato in questa operazione è presumibilmente importato dall’estero e non prodotto da aziende con titolari cinesi.

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