Il dolore
Molestie a scuola, litigio in caserma
Il padre della ragazza che ha denunciato il suo insegnante si agita e viene interrotto il colloquio con la psicologa
PRATO. Si complica il caso della studentessa che ha denunciato per molestie un suo insegnante all’Istituto d’arte di Montemurlo. Dopo la plateale protesta del padre, che mercoledì mattina ha tentato di entrare a scuola dopo aver saputo che l’insegnante era tornato in servizio, l’indagine condotta dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano è entrata nel vivo, ma c’è stato subito uno spiacevole intoppo.
Padre e figlia sono stati convocati ieri pomeriggio negli uffici del Nucleo investigativo dei carabinieri. Era presente anche una psicologa nominata dalla Procura, che avrebbe dovuto ascoltare il racconto della sedicenne, ma pochi minuti dopo l’inizio del colloquio il padre, che era in un’altra stanza coi carabinieri, si è agitato. Ora lui dice che è stato picchiato e minaccia querele, mentre i carabinieri ribattono che lo hanno soltanto calmano e non sanno spiegarsi per quale motivo si sia agitato. Il colloquio con la psicologa è stato interrotto e non si sa quando potrà essere ripetuto.
All’origine dell’arrabbiatura del padre c’è anche un verbale del 18 dicembre, l’incontro tra padre, figlia, preside della scuola e due insegnanti. In quel documento le autorità scolastiche sembrano dare pienamente ragione alla ragazza: “I presenti ascoltano l’audio, da cui risulta che quanto riferito dall’alunna è veritiero”. E il preside mette nero su bianco che “adotterà tutte le procedure che sono di sua competenza, compresa la sospensione immediata dal servizio, e che presenterà querela lui stesso”.
Questa sospensione però non è scattata e il padre si è arrabbiato. L’insegnante accusato dalla studentessa ieri non era a scuola, ma le autorità scolastiche fanno sapere che non è stato sospeso, come invece era apparso mercoledì sulla base delle informazioni in possesso delle forze dell'ordine. «No, non è stato tecnicamente sospeso - conferma il reggente dell'Ufficio scolastico regionale, Claudio Bacaloni - Diciamo che il preside della scuola avrà tentato di tenere separati i contendenti».
In altre parole il dirigente scolastico Gaetano Flaviano, tenuto conto che la denuncia della studentessa sedicenne è a ridosso del Natale, avrebbe approfittato delle festività per tentare di far calmare le acque.
Tentativo evidentemente fallito, perché mercoledì, alla ripresa delle lezioni il padre della studentessa si è presentato davanti ai cancelli della scuola.
«La sospensione è un provvedimento grave - spiega il funzionario Bacaloni - e va usato con cautela. Sono in corso accertamenti, anche se è chiaro che prima si accerta e meglio è. D'altra parte non si può ammettere che qualcuno voglia farsi giustizia da solo».
Una possibile soluzione sarebbe il trasferimento temporaneo in un'altra scuola, ma anche questo non è semplice secondo il funzionario dell'Ufficio scolastico regionale: «Spostare un insegnante significa convincerne un altro a trasferirsi nella scuola da cui viene spostato il primo».
In realtà, spiegano all'Ufficio scolastico provinciale, la decisione ora spetta a Prato. «Abbiamo ricevuto la segnalazione del preside della scuola di Montemurlo tra Natale e Capodanno - riferiscono la dirigente Laura Scoppetta e il vicario Sergio Scorza - e la cosa è in trattazione. Confermiamo che non c'è stata alcuna sospensione temporanea del docente. Siamo tenuti a inviare una contestazione di addebito all'insegnante entro 40 giorni, lui può chiedere di essere sentito o mandare una memoria, poi ci sono tre mesi per decidere».
Il preside dell'Istituto d'arte di Montemurlo ha fatto sapere che da ieri il docente finito al centro del caso non insegna più nella classe della sedicenne che lo ha denunciato. Basterà per far decantare la situazione?
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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