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Prolungati gli arresti domiciliari all'investitore di Giancarlo

Francesco Albonetti
Prolungati gli arresti domiciliari all'investitore di Giancarlo

Il gip conferma la tesi dell'accusa durante l'interrogatorio di garanzia in tribunale a Prato. Il marocchino si è difeso confermando di aver cercato di soccorrere il diciannovenne investito. Il difensore: "Una telecamera conferma che è rimasto per 52 minuti sul luogo dell'incidente"

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PRATO. Confermati gli arresti domiciliari al ventottenne di origini marocchine che la sera di sabato 3 gennaio, in via Valentini ha travolto e ucciso con un'auto Audi A3 il diciannovenne studente di farmacia Giancarlo Ravidà (il video).  Questa la decisione del giudice per le indagini preliminari, dottoressa Fantechi, che ieri in un'aula del tribunale di Prato ha a lungo interrogato l'investitore del giovane di origini pugliesi. Il giudice ha così accolto le tesi del sostituto procuratore Lorenzo Gestri e dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano, che avevano presentato una richiesta di convalida della misura restrittiva, accusando il ventottenne di omicidio colposo e omissione di soccorso. Il gip ha dato un termine di due mesi per la prosecuzione dei domiciliari, per consentire ulteriori accertamenti e verifiche, come quella della perizia dell'auto. Termine che, secondo gli sviluppi delle indagini, potrebbe essere anticipato o prolungato.

Il marocchino si è a lungo difeso davanti al gip, con l'ausilio di un interprete, sostenendo di non essere un pirata della strada, di essere stato a lungo sul luogo dell'incidente dopo aver parcheggiato l'auto nei pressi, ma di non avere avuto il coraggio di ammettere subito di essere stato lui. "Ci sono riscontri oggettivi che l'omissione di soccorso non c'è stata - dice l'avvocato difensore Leonardo Pugi - Come quello della telecamera di una ditta che ha ripreso il marocchino mentre si trovava sul luogo dell'incidente 52 minuti dopo l'investimento. Segno evidente che è tutt'altro che scappato. L'ambulanza è arrivata subito, appena 2 minuti dopo ma il giovane era lì e voleva anche soccorrere il ragazzo. La mancata ammissione immediata di responsabilità, che gli viene imputata ed effettivamente c'è stata, non può essere confusa con l'omissione di soccorso, sono due cose diverse".

Il particolare che il ventottenne avrebbe tentato di soccorrere il giovane italiano da lui investito, viene ribadito anche da un amico connazionale, che lo difende a spada tratta. "Non è così come sembra e come scrive la gente su Facebook - dice - il mio amico è molto scosso e pentito e non dorme dalla prima notte dell'incidente. Mi ha detto che quella sera era lì insieme ai primi soccorritori e voleva alzare la testa al giovane disteso sull'asfalto quando una ragazza lo ha fermato dicendogli che era meglio aspettare l'ambulanza col medico. Ha solo avuto paura perché era sotto choc, ma voleva andare a costituirsi già il mattino dopo. Io gli credo".

Bocche cucite sulla possibiltià che l'auto Audi A3 grigia sarebbe la stessa utilizzata la stessa sera per una rapina a due cinesi in via dell Fonti, per la quale è stato arrestato Rachid Kezzou, un marocchino di 42 anni. Il possibile collegamento fa parte del segreto istruttorio del processo a carico dell'investitore.

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Intanto in centinaia hanno voluto salutare per l'ultima volta nel Duomo di Foggia il giovane.

 

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