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Ragazzo investito, il giallo dell’auto

Ragazzo investito, il giallo dell’auto

Quella che ha travolto Giancarlo Ravidà in via Valentini potrebbe essere la stessa usata per una rapina: indagini in corso

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PRATO. Stessa marca, stesso modello, stesso colore. L’Audi A3 che sabato sera ha travolto e ucciso il diciannovenne Giancarlo Ravidà in via Valentini assomiglia molto, forse troppo, a quella che 24 ore dopo è stata vista da una coppia di cinesi rapinati da tre banditi in via delle Fonti.

Il collegamento tra le due auto, se sono davvero due, è rappresentato da Rachid Kezzou, un marocchino di 42 anni che sabato sera era a bordo dell’Audi A3 guidata dal suo amico e connazionale di 28 anni poi arrestato per omicidio colposo e omissione di soccorso. Lo stesso Kezzou domenica sera ha rapinato i due cinesi in via delle Fonti e gli orientali hanno detto che si è allontanato a bordo di un’Audio A3 grigia insieme ad altre due persone, sfuggite alle ricerche.

Stessa macchina, dunque? No, non ancora, perché la targa fornita dai cinesi è diversa da quella dell’auto sequestrata dalla polizia municipale per l’omicidio colposo di via Valentini. Ma alla Procura non è sfuggita la singolare coincidenza e vuole vederci chiaro. Per questo ieri sono stati disposti ulteriori accertamenti. Se uno va a fare una rapina, ragionano gli inquirenti, può decidere di montare una targa finta o rubata.

L’ipotesi che possa trattarsi della stessa macchina si è fatta sempre più strada anche negli uffici della squadra mobile. Altri accertamenti sono stati disposti per verificare se Rachid Kezzou, il nordafricano riconosciuto dai cinesi come uno degli autori della rapina, fosse davvero a bordo dell’auto anche sabato sera. E non è escluso, anzi è probabile, che i coniugi cinesi e la loro figlia vengano messi a confronto col ventottenne arrestato per l’omicidio colposo di via Valentini, per escludere che fosse presente anche lui alla rapina del giorno dopo. E altri accertamenti sono in corso sulla patente internazionale esibita dal giovane marocchino, anche se tutto lascia credere che sia autentica.

Intanto ieri il sostituto procuratore Lorenzo Gestri, che si occupa delle indagini insieme al procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano, ha depositato la richiesta di convalida del fermo del ventottenne, che domani sarà interrogato dal gip ed è accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. La seconda ipotesi di reato potrebbe cadere se venissero confermati gli elementi già forniti dal marocchino durante le sue spontanee dichiarazioni in Procura, lunedì, e cioè che si è fermato subito dopo l’investimento. Qualche riscontro sembra stia emergendo.

Ieri Kezzou, il presunto rapinatore, difeso da Federico Febbo, è stato interrogato nel carcere della Dogaia dal gip Fantechi e si è avvalso della facoltà di non rispondere. E’ lui che potrebbe rispondere a molte domande a cui gli inquirenti in queste ore stanno cercando di dare una risposta, ma è un suo diritto mantenere il silenzio.

E mentre Procura, squadra mobile e polizia municipale tentano di dipanare la matassa, stamattina nel Duomo di Foggia verranno celebrati i funerali di Giancarlo Ravidà, il diciannovenne morto in via Valentini.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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