Il Tirreno

Prato

strage al charlie hebdo

Ore 12: alla Don Milani lezione di democrazia

di Barbara Burzi
Un momento della lezione-riflessione alla Don Milani
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Un momento della lezione-riflessione alla Don Milani

Prato, i ragazzi della terza C della scuola media hanno affrontato insieme alla professoressa di storia il tema della libertà di espressione partendo dalla strage di Parigi

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PRATO. Come si fa a spiegare ai ragazzi cosa è successo a Parigi? E’ quello che si è cercato di fare oggi nelle scuole pratesi, dove le insegnanti di turno hanno dedicato un’ora di lezione alla tematica della libertà di espressione partendo dall’attentato terroristico alla redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo.

“E’ importante affrontare questo argomento perché l’attentato di Parigi mette in pericolo la convivenza civile”, ha spiegato la professoressa Maria Laura Cheli, docente di storia, che insieme alla collega di lettere Isabella Ferro, ha imbastito una riflessione sull’attualità e i valori di libertà garantiti dalla Costituzione italiana rispondendo così all’invito mosso dal sindaco Matteo Biffoni e dell’assessore alla Pubblica Istruzione Maria Grazia Cimbellotti di non sottovalutare le conseguenze che i fatti di Parigi potrebbero avere sul modello di integrazione rappresentato dalla scuola pratese.

La lezione si è svolta nella terza C della scuola media Don Milani in una classe dove siedono alunni di nazionalità diverse, tra cui due nordafricani, un nigeriano, due albanesi e cinque cinesi.

“Oggi si vive in una società multietnica e multiculturale, in cui i ragazzi stringono rapporti di amicizia al di là delle differenze culturali e religiose - continua Cheli - Pertanto, parlare dei fatti di Parigi è un modo per inviare un messaggio ai ragazzi” cioè che “la libertà è un valore importantissimo la cui conquista è costata tanto sangue, e ha come limite il rispetto della vita umana ”.

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Una ragazzina seduta in seconda fila alza la mano : “Lo hanno fatto perché quei giornalisti non hanno rispettato il dio di quei signori scherzando in modo poco appropriato su certi argomenti con delle vignette”.

“La satira non è un attacco alla persona – ha spiegato la professoressa di italiano - ma un linguaggio, che mette sotto la lente di ingrandimento certi comportamenti e atteggiamenti, su cui si vuol far riflettere. E’ importante che capiate perché quando un giornale subisce un attentato in nome di una religione viene colpita indirettamente la libertà di espressione delle persone”.

La classe ha domandato alle insegnanti se sia giusto cedere ai ricatti dei terroristi, quali siano i limiti della satira e quale sia la posizione da prendere rispetto alla cosa.

“Il valore della vita non può essere prevaricato per nessun motivo” hanno detto le professoresse sottolineando che “quanto successo non deve condurvi a credere che tutti i musulmani siano terroristi: il problema non è l’appartenenza religiosa, ma il rispetto della vita umana”.

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