Sicurezza
Molestie a scuola, il padre litiga coi carabinieri
Interrotto il colloquio tra una psicologa e la sedicenne che accusa un professore. Il padre si agita e minaccia querele. Intanto le autorità scolastiche chiariscono che il docente non è stato sospeso ma non insegnerà più nella classe della ragazza. Spunta un verbale nel quale il preside prometteva la sospensione, che però non c'è stata
PRATO.Si complica il caso della studentessa che ha denunciato per molestie un suo insegnante all’Istituto d’arte di Montemurlo. Dopo la plateale protesta del padre, che nella mattinata di mercoledì 7 ha tentato di entrare a scuola dopo aver saputo che l’insegnante era tornato in servizio, l’indagine condotta dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano è entrata nel vivo, ma c’è stato subito uno spiacevole intoppo. Padre e figlia sono stati convocati oggi pomeriggio, 8 gennaio, negli uffici del Nucleo investigativo dei carabinieri. Era presente anche una psicologa nominata dalla Procura, che avrebbe dovuto ascoltare il racconto della sedicenne, ma pochi minuti dopo l’inizio del colloquio il padre, che era in un’altra stanza coi carabinieri, si è agitato. Ora lui dice che è stato picchiato e minaccia querele, mentre i carabinieri ribattono che lo hanno soltanto calmato e non sanno spiegarsi per quale motivo si sia agitato. Il colloquio con la psicologa è stato interrotto e non si sa quando potrà essere ripetuto.
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All’origine dell’arrabbiatura del padre c’è anche un verbale del 18 dicembre, l’incontro tra padre, figlia, preside della scuola e due insegnanti. In quel documento le autorità scolastiche sembrano dare pienamente ragione alla ragazza: “I presenti ascoltano l’audio, da cui risulta che quanto riferito dall’alunna è veritiero”. E il preside mette nero su bianco che “adotterà tutte le procedure che sono di sua competenza, compresa la sospensione immediata dal servizio, e che presenterà querela lui stesso”. Questa sospensione però non è scattata e il padre si è arrabbiato. Ecco il verbale firmato dal preside, dal padre e dai due insegnanti.
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L’insegnante accusato dalla studentessa oggi non era a scuola, ma le autorità scolastiche fanno sapere che non è stato sospeso, come invece era apparso mercoledì sulla base delle informazioni in possesso delle forze dell'ordine. «No, non è stato tecnicamente sospeso - conferma il reggente dell'Ufficio scolastico regionale, Claudio Bacaloni - Diciamo che il preside della scuola avrà tentato di tenere separati i contendenti». In altre parole il dirigente scolastico Gaetano Flaviano, tenuto conto che la denuncia della studentessa sedicenne è a ridosso del Natale, avrebbe approfittato delle festività per tentare di far calmare le acque.
Tentativo evidentemente fallito, perché ieri mattina, 7 gennaio, alla ripresa delle lezioni il padre della studentessa si è presentato davanti ai cancelli della scuola per protestare contro la riammissione in servizio dell'insegnante. "La sospensione è un provvedimento grave - spiega il funzionario Bacaloni - e va usato con cautela. Sono in corso accertamenti, anche se è chiaro che prima si accerta e meglio è. D'altra parte non si può ammettere che qualcuno voglia farsi giustizia da solo". Una possibile soluzione sarebbe il trasferimento temporaneo in un'altra scuola, ma anche questo non è semplice secondo il funzionario dell'Ufficio scolastico regionale: "Spostare un insegnante significa convincerne un altro a trasferirsi nella scuola da cui viene spostato il primo".
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In realtà, spiegano all'Ufficio scolastico provinciale, la decisione ora spetta a Prato. "Abbiamo ricevuto la segnalazione del preside della scuola di Montemurlo tra Natale e Capodanno - riferiscono la dirigente Laura Scoppetta e il vicario Sergio Scorza - e la cosa è in trattazione. Confermiamo che non c'è stata alcuna sospensione temporanea del docente. Siamo tenuti a inviare una contestazione di addebito all'insegnante entro 40 giorni, lui può chiedere di essere sentito o mandare una memoria, poi ci sono tre mesi per decidere".
Tempi tecnici che però cozzano con l'opportunità di agire in fretta per non aggravare la situazione. Da una parte c'è il teorico rischio di inquinamento delle prove (studentessa e insegnante presenti nella stessa scuola), visto che sulla vicenda il procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano ha aperto un fascicolo e sta facendo indagini. Dall'altra c'è un padre che potrebbe tornare a far sentire le sue ragioni in maniera eclatante, come ha fatto ieri presentandosi davanti ai cancelli della scuola.
Il preside dell'Istituto d'arte ha fatto sapere che da oggi il docente finito al centro del caso non insegna più nella classe della sedicenne che lo ha denunciato. Basterà per far decantare la situazione?
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