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Prato

In Duomo a Foggia i funerali di Giancarlo

In Duomo a Foggia i funerali di Giancarlo

L’investitore aveva nascosto l’auto a Firenze, riscontri incrociati sulle sue dichiarazioni. Indagini su una strana coincidenza

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PRATO. Giornata di lutto e silenzio per i parenti di Giancarlo Ravidà, il ragazzo di 19 anni, investito e ucciso da un’auto, sabato alle 22,25 in via Valentini, la cui salma partirà a breve per l’ultimo viaggio. I funerali, infatti, sono stati fissati per giovedì alle 16 nel Duomo di Foggia. Lì, chi lo ha amato, lo saluterà per l’ultima volta.

Sul fronte delle indagini, invece, resta ancora qualcosa da fare. Sia da parte della polizia municipale che da parte della squadra mobile.

A investire e uccidere il ragazzo, foggiano d’origine, studente universitario al primo anno a Firenze, che recentemente aveva raggiunto il padre, Giandomenico Ravidà, odontoiatra del Santo Stefano a Prato da ormai tredici anni, è stato un uomo di origini marocchine di 28 anni, con piccoli precedenti penali, che si è costituito (ora è agli arresti domiciliari) ventiquattro ore dopo l’incidente, e che la sera di sabato viaggiava a bordo della Audi A3 intestata a sua moglie, pratese, assieme a un amico anche lui marocchino. Ed è qui che sono iniziati i sospetti e sono partiti filoni di indagini ancora aperti. L’uomo che accompagnava l’investitore è stato arrestato dalla polizia lunedì per aver preso parte a una rapina a una coppia di cinesi, consumata alle 22,30 di domenica. Dunque esattamente ventiquattro ore dopo l’incidente. Il fatto è che la polizia - su indicazioni della coppia rapinata - ha dato le ricerche per un’auto Audi A3 sulla quale i rapinatori sarebbero fuggiti. Solo una coincidenza ma sulla quale gli investigatori della Mobile hanno voluto vederci chiaro. Fino a questo momento le indagini porterebbero a escludere che l’Audi A3 utilizzata per la rapina possa essere la stessa che ha investito il ragazzo il giorno precedente. Anche per un elemento oggettivo: il parabrezza spaccato. L’auto intestata alla moglie del marocchino agli arresti domiciliari ha il vetro anteriore frantumato a causa dell’impatto avvenuto in via Valentini. Giancarlo è stato preso in pieno mentre era quasi sulla riga di mezzerie di via Valentini, ha tentato di arretrare disperatamente ma l’impatto l’ha prima fiondato contro il parabrezza, poi scaraventato di lato. Secondo la polizia municipale (indagini del commissario Fontani e del comandante Pasquinelli) il ragazzo era visibilissimo - perché illuminato dai fari - già da una ventina di metri di distanza. Impossibile non vederlo se non - questa è la ricostruzione della dinamica della municipale - per una distrazione di chi guidava. L’uomo che conduceva l’ Audi A3 in quel momento - secondo gli investigatori - era impegnato a fare qualcosa, era distratto, altrimenti avrebbe avuto il tempo di sterzare e forse evitare il ragazzo.

Se la dinamica dell’incidente è chiarissima, gli agenti della municipale sono alle prese, in queste ore, con le verifiche su quanto affermato dall’investitore in sede di interrogatorio davanti al procuratore facente funzione Antonio Sangermano e al sostituto Lorenzo Gestri (oggi l’interrogatorio di garanzia). Il marocchino ha affermato di non essere fuggito ma di essersi fermato dopo l’incidente, soccorrendo il ragazzo e attendendo fino all’arrivo di ambulanze e vigili. Non solo, l’uomo che ha tentato di nascondere l’auto dopo l’incidente, ha anche rivelato agli investigatori dove l’aveva parcheggiata: a Firenze, nei pressi di Careggi, ed è lì che in effetti è stata trovata. Sul resto i riscontri incrociati sono ancora in corso.

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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