Il Tirreno

Prato

il dolore del padre

«Sono un uomo distrutto Lui era tutto per me»

«Sono un uomo distrutto Lui era tutto per me»

PRATO. «Io non riesco più a stare a casa mia, sento l’odore di mio figlio, non mangio da 35 ore, nemmeno una caramella, non posso spengere la luce. Eppure volevo solo vederlo crescere...». Forse il...

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Io non riesco più a stare a casa mia, sento l’odore di mio figlio, non mangio da 35 ore, nemmeno una caramella, non posso spengere la luce. Eppure volevo solo vederlo crescere...».

Forse il tempo lenirà il dolore, ma in questo momento Giandomenico Ravidà, il padre di Giancarlo, è un uomo distrutto che vede il vuoto davanti a sé. La notizia che il conducente dell’auto che ha investito Giancarlo si è costituito passa quasi in secondo piano di fronte a un senso di perdita irrimediabile.

Sono le 8 di sera di una giornata interminabile, Giandomenico è all’ospedale di Careggi per le ultime formalità e parla di Giancarlo al presente («è iscritto a Farmacia») come capita a chi ancora non se ne fa una ragione. Il medico di 58 anni che da 13 si è trasferito a Prato lasciandosi alle spalle gli affetti di un matrimonio finito con la separazione mette a nudo tutta la sua disperazione senza curarsi che in fin dei conti sta parlando con uno sconosciuto. «Giancarlo era tutta la mia famiglia - racconta - Ho aspettato 13 anni che venisse a stare a Prato, mi ha dato la vita e mi ha fatto cambiare vita. Ho cominciato a lavorare di meno per stare più tempo con lui. Sabato sera alle 17 stavamo studiando chimica e dopo cinque ore mi hanno detto quello che era successo. L’aspettavo per cena e invece... Quando sono andato in ospedale c’erano i miei colleghi, nessuno mi guardava negli occhi, allora ho capito...».

Del giovane marocchino che ieri pomeriggio si è costituito dicendo di essere stato lui alla guida dell’auto pirata e che nega di essere scappato, Giandomenico Ravidà quasi non vuole parlare. «Ha detto così? Vedremo, è quello che dice lui. Mi dicono che era in compagnia di uno che poi la sera dopo è stato arrestato per rapina, e questo penso dica tutto. Noi a quello che è successo abbiamo risposto con l’autorizzazione all’espianto degli organi, per aiutare altri a vivere».

I funerali di Giancarlo Ravidà saranno celebrati a Foggia, dove il ragazzo ha ancora tanti amici. «Uno di loro - rivela il padre - gli ha regalato una cappella funebre, lo seppelliremo lì». (p.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca