Il Tirreno

Prato

Il cattivo odore c’è, scarichi sotto accusa

di Alessandra Agrati
Simona Carli direttore sanitario dell'Asl 4
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Simona Carli direttore sanitario dell'Asl 4

Il direttore sanitario dell’ospedale Santo Stefano risponde alle critiche di Baldi del Centro per i diritti del malato

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PRATO. Simona Carli direttore sanitario dell' Asl4 conferma quanto denunciato da Fabio Baldi, responsabile pratese di CittadinanzAttiva / Centro per i Diritti del Malato a proposito del cattivo odore che qualche volta si respira all' interno di alcuni reparti, ma rimanda al mittente i problemi di libero accesso al pronto soccorso e della cartellonistica non chiara.

«L'odore è un problema che stiamo monitorando, si sente soprattutto in alcune giornate quando tira vento in una certa direzione, non è un problema strutturale. Purtroppo tutte le volte che facciamo la segnalazione quando arrivano i tecnici la puzza è sparita».

A soffrire di questo problema sono anche i locali del semiinterrato, ma Carli minimizza. «Succede anche nelle abitazioni, bisogna fa girare un po' l'aria aprendo le porte. Comunque abbiamo intensificato la pulizia degli scarichi in modo da evitate ulteriori problemi».

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Decisamente meno morbida la risposta alle altre segnalazioni fatte da Baldi. «Quando abbiamo potenziato la cartellonistica oltre al nostro ufficio tecnico e al responsabile della ditta che ha provveduto a installare i cartelli, c'era anche Baldi. Quindi non capisco di cosa si lamenti: tutto il percorso è stato scelto e condiviso anche con il responsabile del centro dei diritti per il malato».

«La questione pronto soccorso viene liquidata da Carli con una sola dichiarazione. «Se Baldi parla di liberi accessi intesi come utenza, gli ricordo che un pronto soccorso è tale perché aperto a tutti, se invece si riferisce alle vie di accesso gli ricordo che sono solo tre; quella dalla camera calda, a cui fanno accesso solo le ambulanze dotate ti telecomando per alzare la saracinesca, quella dei barellati che comunque è un accesso riservato e infine dalla sala d'attesa del pronto soccorso da dove i pazienti vengono chiamati all' interno degli ambulatori dal personale medico».

Se dalla direzione dell'ospedale minimizzano il problema del cattivo odore, tanti lettori hanno invece segnalato la presenza costante di uno sgradevole odore di fogna che non può essere eliminato perché finestre sono sigillate. «Quel cattivo odore nauseante di bottino c'è dall'inizio – commenta tramite Facebook Lara la Meglio , non è una novità. Proviene dalle docce, altri consistenti batteri per i pazienti. La struttura è completamente sigillata stile manicomio. Non si possono aprire le finestre, ma in compenso chi è ricoverato viene rigenerato da grandi flussi di aria fredda provenienti dai grossi bocchettoni posizionati proprio sopra i letti dei malati, ideali per chi ha la broncopolmonite.

E ancora: «È verissimo – scrive Morena Loppi - ci sono stata ricoverata per un intervento. Praticamente tenevo il naso sotto le lenzuola».

«Non solo nei reparti, ma secondo Maria Cristina Baroni anche nei bagni, tanto che spesso sono inutilizzabili. A rincarare la dose Elisa Benfari «Si muore dalla puzza. Io sono stata ricoverata quattro giorni e non vedevo l'ora di tornare a casa troppa troppa puzza più lo scarico del bagno che non scendeva».Serena Manana,azzarda anche una possibile causa, che non coincide con quella proposta dal direttore sanitario Carli. «Può dipendere da tante cose: cattiva pulizia dei condotti dell'aria, collanti usanti nell'edilizia».

Anche sul pronto soccorso il popolo di Facebook non ha lesinato commenti: «La sala d'aspetto è brutta e scomoda- scrive Danila Marretti Cherubini - chi l'ha ideata forse non è mai stato in un pronto soccorso è li che si passano a volte anche dieci ore e dovrebbe essere la più comoda ,con un bar ,poltrone larghe, invece sembra di essere su un pullman gomito a gomito e se siamo a sedere nel centro dobbiamo fare alzare gli altri per potere passare. In sintesi quando usciamo dopo ore siamo a pezzi e poi un altra cosa è piccolissima». Lamentele anche per la mancanza delle macchine del caffè, molto utili quando il bar è chiuso.

Alessandra Agrati

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