Sicurezza
L'investitore: "Andavo piano, quel ragazzo mi è sbucato davanti e non ho fatto in tempo a evitarlo"
Un marocchino di 28 anni si è presentato alla Questura di Prato e ha detto di essere stato al volante dell'auto che ha travolto e ucciso il diciannovenne Giancarlo Ravidà in via Valentini. Nega di essere scappato e dice di essere rimasto sul posto per un'ora. Accanto a lui un connazionale che il giorno dopo è stato arrestato per una rapina a una coppia di cinesi. I funerali giovedì 8 nella cattedrale di Foggia
PRATO. E' stato arrestato con le accuse di omicidio colposo e omissione di soccorso l'uomo che oggi, 5 gennaio, si è presentato in Questura affermando di essere stato al volante dell'auto che nella serata di sabato 3 ha travolto e ucciso in via Valentini Giancarlo Ravidà, uno studente di 19 anni originario di Foggia.
Si tratta di un uomo di nazionalità marocchina di 28 anni, pregiudicato per reati minori, che è già stato interrogato dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano e dal sostituto Lorenzo Gestri. Al termine dell'interrogatorio è scattato il fermo e il marocchino è stato prima trasferito al Comando della polizia municipale, in piazza Macelli, e poi agli arresti domiciliari.
Parla Leonardo Pugi, avvocato del marocchino che si è costituito ieri, lunedì 5 gennaio: "Non c'è stata omissione di soccorso, l'incidente poteva capitare a ciascuno di noi inoltre il ragazzo ha attraversato senza fare attenzione. Non ha detto di essere stato lui solo per paura"
Marocchino costituto, parla l'avvocato Leonardo Pugi by Corsini59 on Mixcloud
Il pirata della strada si è presentato in Questura insieme al suo avvocato e ha ammesso di essere stato al volante dell'auto investitrice. Al suo fianco ci sarebbe stato un connazionale che nella serata di domenica 4 è stato arrestato dalla polizia con l'accusa di aver rapinato una coppia di cinesi in via delle Fonti. Al momento al giovane marocchino non viene contestata la partecipazione alla rapina di domenica sera.
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Il ventottenne marocchino si è presentato in Questura alle 15, accompagnato dal suo avvocato difensore, Leonardo Pugi, e ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Poi i due sono stati accompagnati in Procura, dove per oltre due ore il marocchino è stato sentito dai magistrati Sangermano e Gestri. Durante l'interrogatorio il giovane nordafricano ha raccontato una storia molto diversa da quella che è stata raccontata nelle ultime 24 ore sull'investimento di Giancarlo Ravidà in via Valentini. Eccone i passaggi principali, riferiti dall'avvocato Pugi. Il ventottenne sostiene di non essere scappato subito dopo l'incidente, ma di essersi fermato e di aver anche provato a soccorrere il diciannovenne. Dice di aver lasciato la macchina, un'Audi A3 di proprietà della moglie, poco più avanti, vicino alla fermata del bus. Mentre era accanto al giovane riverso a terra, continua il racconto del marocchino, sono arrivate delle persone uscite dalla pizzeria Il Ragno e una ragazza gli avrebbe detto di non toccare il ferito, perché stava perdendo molto sangue. "Andavo piano, quel ragazzo mi è sbucato davanti e non ho fatto in tempo a evitarlo" ha detto il nordafricano.
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Il giovane marocchino aggiunge di essere rimasto sul posto addirittura per un'ora, fin quando non ha visto andare via l'ambulanza che portava Giancarlo Ravidà in ospedale. Durante l'interrogatorio in Procura era presente anche una vigilessa, che il marocchino dice di aver riconosciuto sul posto. Inoltre ha indicato altre due persone viste durante i soccorsi al diciannovenne. "Sono particolari che solo chi era sul posto può conoscere" commenta l'avvocato Pugi.
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Quello che il ventottenne marocchino non ha fatto è prendersi subito la responsabilità. Cioè non ha detto di essere stato lui a investire Giancarlo Ravidà. Se il suo racconto ha qualche fondamento bisogna pensare che i primi soccorritori abbiano scambiato l'Audi A3 del marocchino per la prima auto che si è fermata a soccorrere il diciannovenne. E l'equivoco, alimentato dal mancato riconoscimento di responsabilità, è andato avanti per più di un giorno. Fino a domenica sera, quando il marocchino, dopo aver appreso della morte di Giancarlo, ha chiamato l'avvocato Pugi e ha detto che voleva costituirsi. Il nordafricano è sposato con una donna italiana, proprietaria dell'Audi, e ha due figli piccoli. L'auto è assicurata e lui ha mostrato una patente di guida internazionale. Dice di non aver bevuto.
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"Un incidente come questo può capitare a tutti - commenta l'avvocato Pugi - ma sono convinto di poter provare che il mio assistito non ha commesso un'omissione di soccorso. Speriamo che il fatto che si sia costituito possa portare conforto alla famiglia di quel ragazzo"
I funerali, hanno annunciato i familiari di Giancarlo, si svolgeranno giovedì 8 nella cattedrale di Foggia.
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