Il Tirreno

Prato

commercio

Saldi, c’è chi sorride e chi mugugna

di Maria Lardara
Marco Chiani all'interno del suo negozio "Arturo"
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Marco Chiani all'interno del suo negozio "Arturo"

Prato, buona partenza per gli articoli di maglieria, a rilento borse e scarpe: tante visite nei negozi ma portafogli semichiusi

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PRATO. Riempiono le strade, si spostano fra una vetrina all’altra ma in giro si vedono poche buste in mano. Nel giorno del debutto, lo shopping dei saldi dentro le mura non decolla e la prima impressione è che i consumatori ci pensino due volte prima di aprire due volte il portafoglio. Nessun assalto agli scaffali o ressa nei camerini per testare addosso l'abito preferito: al momento di dirigersi verso la cassa sembra prevalere la prudenza, con buona pace dei commercianti che si dividono fra i più ottimisti e i più delusi. Ma per qualcuno la risposta è già positiva fin dalle prime ore del mattino.

Orario continuato. I suoi capi vanno talmente a ruba che Roberta Pacini, titolare del negozio “Sara” di via Garibaldi, ha tenuto la saracinesca alzata anche all'ora di pranzo optando eccezionalmente per l’orario continuato, visto il bel viavai di signore di tutte le età intente a frugare fra cappotti, maglie e abiti con il brand made in Italy “Sei di cuori” (distribuito in sei punti vendita in tutta Italia tra cui Prato). Altro che partenza in sordina. «Sto lavorando benissimo con saldi dal 30% in su. Gli articoli di maglieria vanno per la maggiore. Il vantaggio di questo marchio è che i capi vengono confezionati in proprio senza passare dal distributore».

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La borsa fa flop. Sono un must per il look di ogni donna, soprattutto in periodo di saldi. Ma da “Miriade” in piazza Duomo l’accessorio non decolla. L’azienda napoletana che distribuisce borse e scarpe ha un altro punto vendita in centro a Empoli. «Ma lì i saldi stanno andando parecchio bene – fa sapere la responsabile Alessandra Giovannelli - e i miei colleghi vendono il doppio che a Prato. Qui invece è un deserto e questo succede nella centralissima piazza Duomo. La gente non sceglie il centro di Prato per fare acquisti ma gli outlet e i centri commerciali. Questo grazie anche alle politiche dell’amministrazione che per queste feste non ha fatto niente per valorizzare il centro». Intanto, fra i ribassi al 30 o al 50%, vengono preferiti di gran lunga gli articoli a metà prezzo.

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Tutta colpa della Tasi. “Arturo” è uno di quei nomi che ha fatto la storia del commercio dentro le mura. Dietro il bancone c’è Marco Chiani, ex dirigente dell’Unione commercianti, erede di una famiglia di commercianti che in via del Pesce ha messo radici negli anni Ottanta. Ma una stagione così brutta era tanto che non si vedeva. E i saldi, da questo punto di vista, non sono la manna dal cielo. «Ci guadagna la grande distribuzione, non il negozio di vicinato. Comunque la ripresa dei consumi non si vede: al di là della crisi, il consumatore è più che mai sfiduciato. Da tanti clienti mi sento dire che le tasse comunali, in primis la Tasi, hanno svuotato i portafogli. Certo, anche questa amministrazione ci ha messo del suo con l'idea dei pancali per addobbare il centro. Diciamo che da una giunta giovane mi aspettavo idee più frizzanti...».

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I consumi ripartono. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora per Stefano Meoni, titolare del negozio d’abbigliamento “Don Pedro” in via del Serraglio, le prime ore dei saldi promettono bene. E questo grazie anche alla sferzata positiva alle vendite impressa dal consorzio “Le vie del Serraglio” di cui è un associato. «Sotto Natale ho raddoppiato le vendite rispetto all’anno precedente. Il clima è di fiducia, ora tocca ai pratesi: vogliano bene al centro storico della città, se ne riapproprino. Saranno loro così a portarci a fare investimenti».

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