Il Tirreno

Prato

AL SANTO STEFANO

Si chiama Quentyn, ed è un bimbo cinese, il primo nato del 2015

Alessandra Agrati
Il piccolo Quentyn Chen (foto Batavia)
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Il piccolo Quentyn Chen (foto Batavia)

Prima del brindisi invece era nato Martin di genitori pachistani. Prato si conferma una città multietnica. Nel 2014 sono nati 2.603 bambini

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PRATO. Fiocco azzurro per l'ultimo e il primo nato all'ospedale Santo Stefano nella notte di San Silvestro: si tratta di Martin Imaray di origine pachistana e Quentyn Chen figlio di una coppia cinese. Entrambi primogeniti, sono venuti al mondo con un parto naturale. Martin è nato alle 22,18, con un po’ di anticipo sul brindisi di fine anno, pesa 3,970 chilogrammi mentre Quentyn, 3,370 è il primo bambino nato all’ospedale di Prato nel 2015. Erano l’una e mezzo passate del primo gennaio.

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A distanza di quasi sette ore (alle 8,02) è nato Andrea Pieri, tre chili e sessanta grammi, è primo bambino figlio di genitori italiani. «Sono stanca ma felice – racconta la mamma Chiara Toccafondi, 34 anni – è il mio primo bambino e tutto è andato bene».

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Felice anche Trendeline Ramadami, 28 anni, madre di Martin. «E' nato con due giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Gode di ottima salute e anch’io sto bene».

La mamma di Quentyn, invece non parla l'italiano, ma a farlo per lei sono le ostetriche, che in un momento di tranquillità coccolano il piccolino. «E' stato un parto naturale e normale. Quando è nato c'era anche il padre che ora è andato a casa a riposarsi», hanno raccontato ieri mattina.

La fine dell'anno è anche tempo di bilanci nel reparto maternità dell’ospedale di Prato. Nel 2014 ci sono stati 2.603 parti, quattro in più rispetto all'anno precedente. Anche se manca la conferma ufficiale il trend è positivo soprattutto grazie alle famiglie straniere. Aumentati anche i parti naturali e la consapevolezza da parte delle donne di poter partorire nella posizione che trovano più comoda. «Da quando ci siamo trasferiti nella nuova sede – spiega la pediatra Eleonora Di Gangi – siamo riusciti a favorire un percorso che lascia la massima libertà alle partorienti: sono aumentati i parti in acqua e diminuiti i cesari». Merito anche delle ostetriche. «Cerchiamo di mettere al centro della nascita la madre – spiega l’ostetrica Sally Pergalani – assecondando, quando è possibile, le richieste. Insomma la vecchia poltrona ginecologica è sempre meno richiesta».

Dopo oltre un anno dall'inaugurazione del nuovo ospedale alcuni problemi strutturali e organizzativi sono stati risolti. «I reparti – spiega il ginecologo Massimo Martorelli – sono molto più funzionali rispetto al Misericordia e Dolce, non solo per i medici, ma anche per le pazienti che hanno più spazio per potersi muovere e stanze più confortevoli dove passare la degenza».

 

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