Il Tirreno

Prato

Addio di Luconi al Metastasio

di Cristina Orsini

Il direttore organizzativo lascia a gennaio: «Bene ha fatto il teatro a non fondersi con la Pergola»

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PRATO. Massimo Luconi, regista, direttore operativo e organizzativo del Metastasio, a gennaio lascerà il suo incarico. «Non è un addio traumatico ma sereno - afferma - L’attuale cda non mi ha proposto altri incarichi quindi il mio mandato scade. E’ comprensibile che si voglia qualcosa di nuovo e lo stesso vale per me». Luconi, tornato al Metastasio dopo tre anni di direzione tra il 2002 e il 2005, su nomina dell’ex sindaco di centrodestra Roberto Cenni che contestualmente nominò alla direzione artistica il regista Paolo Magelli (in scadenza la prossima primavera), tornerà a Prato prestissimo ma nella veste di regista della sua ultima fatica che verrà presentata al Fabbricone. «Lo spettacolo si intitola “Dalle Ceneri”, è stato prodotto dal Metastasio ed è tratto - spiega Luconi - da un testo di Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino mentresarà interpretato da attori senegalesi, tra i quali Ibrahim Diouf, di soli 22 anni, che è un vero talento. Lui reciterà in francese, gli altri in italiano». Poi il registra partirà per una tourneè in Italia dove porterà “Antigone”. Dunque si apre una nuova pagine per il Metastasio che sta vivendo una fase complessa della sua vita.

Luconi ha fatto bene lo stabile della toscana a puntare sulla qualifica di teatro di interesse culturale lasciando perdere l’obiettivo di teatro nazionale?

«Prima di tutto è bene chiarire che non si tratta di accontetarsi della qualifica di “tric”, il teatro Metastasio resterà un teatro importantissimo di produzione come è stato fino a oggi e negli ultimi 50 anni. Diciamo che il Metastasio ha scongiurato quella che si sarebbe rivelata una sciagura se si fosse fuso con la Pergola di Firenze».

Addirittura sarebbe stata una sciagura?

«E sì, perché il disegno è diventato chiarissimo con l’annuncio della sinergia tra la Pergola e i teatro di Pontedera: se il teatro di prosa fiorentino avesse inglobato il teatro pratese, il Metastasio sarebbe praticamente scomparso e l’unico teatro di interesse culturale sarebbe rimasto Pontedera. Dietro quello che è accaduto c’è evidentemente un disegno della Regione e anche nazionale che favorisce la Pergola, Pontedera ma non certo Prato».

Che giudizio dà del decreto che riorganizza il sistema teatrale italiano?

«Il peggior giudizio possibile perché invece di aiutare il teatro lo mette ulteriormente in difficoltà: il riordino prevede molte più produzioni e quindi maggiori investimenti, il teatro italiano invece ha necessità di meno produzioni di grande qualità e di più serenità oltrechè di investimenti certi e non aleatori come sono stati fino a oggi».

Secondo lei Pergola e Pontedera potranno riuscire a ottenere lo status di teatro nazionale?

«Tutto dipende da quanti finanziamenti avranno, se Regione e Stato foraggeranno, potranno riuscirci»

Le dispiace concludere questa ulteriore avventura pratese?

«Bè si, io sono molto affezionato al Metastasio e soprattutto alle persone che ci lavorano».

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