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Prato

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Uscire dal lavoro col sole ancora alto

di Paolo Nencioni
Uscire dal lavoro col sole ancora alto

I dipendenti delle Province protestano per gli annunciati tagli che mettono a rischio i loro posti. Nel volantino sindacale spiegano: "Alla fine della giornata di lavoro, intorno alle ore 15..."

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PRATO. «Non siamo fannulloni!» urlano i dipendenti della Provincia di Prato insieme ai loro colleghi da Verbania a Siracusa nel giorno dell’occupazione simbolica dei 110 enti ormai diventati di secondo grado grazie alla riforma Delrio. Protestano perché un emendamento della legge di stabilità, dicono, taglia i fondi degli enti locali e mette a rischio la metà dei loro posti di lavoro. E però inciampano subito in un lapsus quasi freudiano quando scrivono nel volantino sindacale che annuncia l’iniziativa: “Oggi, venerdì 19 dicembre, alla fine della loro giornata di lavoro, intorno alle ore 15...”. L’occhio cade subito sull’orario, perché fuori dal Palazzo quella cifra stona. Chi ha la fortuna di aver conservato il posto a dispetto della crisi a quell’ora, appunto, lavora. Forse solo ai fornai o alle guardie notturne può risultare familiare quel fuso orario che ti schiude un orizzonte fatto di ore e ore extra-lavoro prima che giunga il momento di andare a letto. A tutti gli altri, dipendenti di aziende private, sembrerebbe una prospettiva accattivante.

Ci sono certamente delle spiegazioni. I dipendenti della Provincia vanno a lavorare molto presto, spesso gli straordinari sono bloccati, e mettiamo nel conto che facciano pasti frugali e veloci. Detto questo, uscire col sole ancora alto è una gran bella cosa.

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In realtà la protesta andata in scena oggi, 19 dicembre, nelle sedi delle Province italiane non ha a che fare con gli orari ma col mantenimento dello stipendio. Nel giorno del terremoto, lo sciame di scosse in arrivo dal Chianti, è un altro il sisma che fa paura ai dipendenti provinciali, un movimento tellurico che ha il suo epicentro a Roma e che solo a Prato, dicono, mette a rischio 80 dei 159 posti di lavoro.

Quando si cominciò a parlare dell’abolizione delle Province, molti confidarono nel fatto che i tanti campanili sarebbero stati più solidi del Colosseo, poi furono rassicurati dal sottosegretario Graziano Delrio sul mantenimento del posto di lavoro grazie alla ricollocazione in Comuni, Regioni o Ministeri, ma non avevano fatto i conti con la tagliola della legge di stabilità che in tempi di crisi ipotizza un drastico taglio dei trasferimenti agli enti locali. I soldi, appunto, che servirebbero a riassorbire gli esuberi delle Province. Se andrà davvero così, e qualcuno sarà riassorbito nel privato anziché nel pubblico, quella “fine della giornata di lavoro, intorno alle ore 15” sembrerà un miraggio.

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