L’innalzamento della falda idrica può essere una risorsa
PRATO. E’ stato l’ordine degli ingegneri a tenere un seminario sulla falda acquifera. Numerosi gli interventi che hanno sottolineato come il prelievo della falda idrica dai pozzi industriali sia...
PRATO. E’ stato l’ordine degli ingegneri a tenere un seminario sulla falda acquifera. Numerosi gli interventi che hanno sottolineato come il prelievo della falda idrica dai pozzi industriali sia molto diminuito. «Questo in seguito alla crisi del settore tessile pratese – spiega l’ingegner Luciano Perone - Così i livelli della falda si stanno rialzando, in alcuni punti fino a pochi metri dal piano di campagna, forse come è sempre successo in passato». Perone fa notare come il Comune di Milano ha già affrontato il tema dell’innalzamento della falda idrica in seguito alla drastica diminuzione dei prelievi idrici da pozzi. «A Milano già nel 1997 è stato attivato un gruppo di coordinamento per l’innalzamento della falda milanese – spiega Perone - e Lorenzo Cassitto ordinario di Fisica tecnica del Politecnico di Milano ha redatto un interessante documento che propone lo sfruttamento delle acque di falda quale fonte energetica per la città. Tale documento potrebbe benissimo essere attuale anche oggi a Prato. Le pompe di calore sono sistemi in grado di trasferire calore da una sorgente più fredda a una più calda, quindi in direzione contraria a quella naturale. Le pompe di calore cosiddette ‘geotermiche’ hanno la caratteristica peculiare di sfruttare come sorgente il terreno o l’acqua per riscaldare e raffrescare gli edifici, in maniera conveniente e sostenibile. L’utilizzo del terreno come sorgente presenta inoltre il vantaggio di avere una temperatura pressoché costante nel corso dell’anno, assicurando un migliore rendimento del sistema (a Prato circa 17°C)”. L’idea di Perone è quella di realizzare pozzi che sfruttando la ricchezza del sottosuolo abbassano la falda idrica e cedono calore alle pompe di calore geotermiche condensate ad acqua per la climatizzazione estiva e invernale nonché per la produzione di acqua calda sanitaria. «Senza ricorrere a processi di combustione di idrocarburi o biomasse – continua l’ingegnere - si attingerebbe acqua dalla falda idrica, a temperatura costante di circa 17 gradi durante per tutto l’anno indipendentemente dalle variazioni climatiche. L’acqua prelevata dal sottosuolo pratese potrebbe essere sfruttata per più interventi autonomi, o addirittura potrebbe essere immessa in un circuito cittadino di acqua di rete per usi energetici dei singoli utenti».
Azelio Biagioni
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