Il Tirreno

Prato

Lo sfogo

Si sfoga la tabaccaia rapinata da Toccafondi junior

Ilenia Reali
La tabaccaia rapinata da Toccafondi junior Paola Tavaris
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La tabaccaia rapinata da Toccafondi junior Paola Tavaris

Parla Paola Tavaris: "Non volevo una pena esemplare ma almeno gli arresti domiciliari. I genitori dovrebbero poter vedere quanto è stato violento con me il loro figliolo"

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PRATO. “Da quel giorno, da quando ho visto la furia negli occhi di quel ragazzo non sto più bene”. A parlare e Paola Tavaris la tabaccaia di Calenzano rapinata da Gianni Toccafondi, l figlio del presidente del Prato calcio. Per la donna il diciottenne se l’è cavata con troppo poco. “Non trovo giusto – dice – che io stia male ogni volta che qualcuno con una sciarpa varca la porta del negozio mentre lui è a casa sereno, senza dover scontare niente. Mica lo volevo tenere per anni in prigione, lo so che è un ragazzo, ma almeno gli arresti domiciliari. O essere impegnato nei servizi sociali. Niente così è troppo poco”.

La donna inizialmente era sembrata quasi preoccupata per la sorte di quel ragazzino di buona famiglia poi però le cose sono cambiate e con il passare dei giorni i postumi di quella rapina, di quell’episodio così violento, si fanno sentire. “E’ vero, non cercavo una condanna esemplare ma neppure una pena così leggera”, spiega a telefono Tavaris dopo aver inviato una mail di condanna al Tirreno. “Mi sento di dire – scrive -  che la sentenza non è di buon esempio per i giovani. Siamo partiti da una sentenza di tre anni e siamo arrivati al nulla in poche ore, con un patteggiamento unilaterale, solo perché sventolando un po’ di denaro si pensa sempre di riparare tutto ma non tutti hanno denaro da buttare sulle ferit, soprattutto quelle morali”.

Nella mail la donna vorrebbe far vedere ai genitori del ragazzo le immagini riprese dalla videosorveglianza e le commentassero col figlio. “E capire – aggiunge – con quale coraggio ha aggredito insistentemente con pistola alla mano (ad aria compressa ndr)  una donna di 67 anni per di più con la metà della sua corporatura. Ribadisco che la legge dovrebbe essere uguale per tutti”.

Perché, spiega la tabaccaia, “è dal 1972 che sono in Toscana: ho sempre mangiato col mio lavoro ed è quello che ho insegnato ai miei figli ricordandogli sempre che se avessero sbagliato, avrebbero pagato personalmente, senza il mio aiuto, poiché solo così si cammina con la coscienza pulita e a testa alta”.

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