Il Tirreno

Prato

la protesta

I dipendenti occupano la Provincia

Paolo Nencioni
I dipendenti occupano la Provincia

Paura anche a Prato per gli strascichi del maxi-emendamento che approderà in Parlamento. "Temiamo che qualcuno possa essere licenziato"

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PRATO. E’ iniziata poco dopo le 15 a Palazzo Buonamici l’occupazione simbolica della Provincia da parte di alcune decine di dipendenti dell’ente che protestano contro l’ipotesi di un taglio del 50% ai fondi destinati al personale. Il taglio dei fondi, spiegano, è contenuto in un maxi-emendamento alla legge di stabilità che presto approderà in Parlamento. Il timore dei dipendenti è che, se non interverranno modifiche, alla lunga molti di loro perderanno il posto. Attualmente la Provincia conta 159 dipendenti, 80 dei quali, nelle stime più pessimistiche, rischiano il posto.

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In teoria il governo Renzi ha garantito il mantenimento del posto di lavoro per tutti coloro che risulteranno in esubero dalle Province, declassati a enti di secondo grado, ma se mancheranno le risorse economiche, ragionano i “ribelli” che hanno occupato il palazzo di via Ricasoli, necessariamente qualcuno dovrà andare a casa.

La procedura immaginata dal governo prevede che per gli esuberi si cerchi in prima battuta un collocamento in Regione, poi in Comune, poi nei Ministeri. In caso di insuccesso si attiverebbero le procedure di mobilità.

Nel corso della protesta sono state proiettate su un maxi-schermo alcune slide che illustrano le attività e i fondi spesi dalla Provincia nei principali settori di competenza. Qualche esempio: la manutenzione stradale e in particolare il rifacimento della strada regionale 325, realizzato al 60%; la spesa per il personale che è la più bassa a livello regionale (il 18,5% della spesa corrente); la gestione delle palestre che negli ultimi 5 anni hanno prodotto entrate per 274.000 euro.

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“Il rischio di disoccupazione è reale - ha detto Simona Fraschini della Cisl - e riguarda decine di famiglie. Il percorso di riforma costituzionale è una garanzia, ma nel frattempo bisogna affrontare questa situazione”. Emiliano Citarella, vice presidente della Provincia, ha portato il saluto del presidente Matteo Biffoni. “La politica non sta dando un bello spettacolo in questi giorni - ha detto - Noi dobbiamo rimettere a posto le strade, riparare le frane, qualcuno queste cose le dovrà pur fare. Non si mettono i lavoratori di fronte al fatto compiuto. Noi stessi amministratori siamo volontari e ci troviamo in difficoltà. In questi mesi abbiamo fatto i salti mortali”.

“Qualcuno ci chiama fannulloni ma noi non siamo fannulloni - ha detto Giacomo Petracchi della Cgil - Io mi occupo di agricoltura e con l’ultimo piano di sviluppo rurale abbiamo distribuito sul territorio oltre 5 milioni di euro”. “Ci hanno venduto questa riforma come una cosa utile - ha aggiunto Adriana Pagliai, già in corsa per le Comunarie del M5S e dipendente della Provincia - ma da due anni siamo in un limbo e assistiamo senza poter fare nulla allo svuotamento di un ente voluto dalla Costituzione che è stato utilizzato come un serbatoio per drenare soldi che poi vanno a finte in luoghi lontani e non nei territori che ne avrebbero bisogno. Non vogliono la riforma del servizio pubblico ma il suo smantellamento. Vogliono metterci sul mercato, un trattamento che verrà poi riservato a tanti colleghi di altri enti”.

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“In questo paese non riusciamo a trasformare in fatti le buone intenzioni - ha detto Giovanni Iorio della Funzione pubblica Cgil - Dietro a ogni servizio c’è un diritto di cittadinanza e quando si mettono in discussione i diritti si va verso il declino. La crisi toglie risorse, ma quelle che ci sono devono essere usate in maniera intelligente. Più che ai tagli bisognerebbe pensare alla riqualificazione della spesa”.

“Qui rischia di pagare il giusto per il peccatore - ha detto il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni, riferendosi ai conti di altre Province - Questa situazione mette in difficoltà anche noi politici: dobbiamo tutelare i posti di lavoro e allo stesso tempo garantire i servizi. Nella logica della riforma Delrio, che io stesso ho votato quando ero in Parlamento, c’erano entrambe le cose. Ora le cose sono cambiate. Non so come faremo a garantire i servizi. Non avere più il punto di riferimento della Provincia mette in difficoltà anche il Comune. Per questo spero che ci sia un ripensamento. Dovesse esondare un fiume, chi pensate chi vengano a cercare? Verranno a cercare noi sindaci, che diventiamo una sorta di punching ball”. Biffoni ha poi garantito che non abbandonerà la nave a rischio di affondamento: “Ci siamo presi una responsabilità contando su alcune certezze che ora vengono messe in discussione. So che in queste ore ci sono le diplomazie al lavoro per risolvere la situazione, ma è chiaro che siamo in enorme imbarazzo”.

“Le razionalizzazioni sono inevitabili - ha detto il consigliere regionale del Pd Rudi Russo rivolgendosi ai dipendenti della Provincia - ma trovo ingiusta la situazione di ansia che state vivendo. Oltre alla tutela dei posti di lavoro bisognerà salvaguardare le competenze che avete accumulato”.

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