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sanità

E' la "biopsia liquida" l'avanguardia della ricerca contro il cancro

Cristina Orsini
Una ricercatrice del laboratorio traslazionale
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Una ricercatrice del laboratorio traslazionale

Gli studi di frontiera del laboratorio traslazionale dell'ospedale Santo Stefano di Prato, al quale la fondazione Sandro Pitigliani ha donato 500mila euro

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PRATO. C’è qualcosa che ancora non si sa della ricerca, avanzatissima, sui tumori, in particolare quelli del seno, portata avanti nel laboratorio traslazionale dell’ospedale di Prato. Ed è che lo staff composto da appena otto persone - coordinato da Luca Malorni, oncologo, ricercatore, “cervello” tornato dall’America appositamente per lavorare a Prato in tandem con il direttore del polo oncologico pratese Angelo Di Leo - ospitato in tre stanze nel piano interrato del Santo Stefano, è tra i pochi al mondo a condurre sperimentazioni su quella che in termine scientifico viene chiamata “biopsia liquida”: una rivoluzione nella diagnostica dei tumori.

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Ed è stata la Fondazione Sandro Pitigliani con le sue donazioni - l’ultima di questi giorni di 500mila euro, denaro investito nell’acquisto di macchinari sofisticati - a garantire la possibilità al laboratorio punta di diamante dell’oncologia pratese, di procedere con ricerche e sperimentazioni in un settore all’avanguardia nella cura dei tumori.

Che cosa siano un laboratorio traslazionale e la “biopsia liquida” è Malorni a spiegarlo: «Il nostro laboratorio - dice - è impegnato in indagini che servono ad avvicinare i dati della ricerca di base che si fa per capire i meccanismi delle malattie, al letto del paziente. A trasferire quindi i risultati delle ricerche in metodologie cliniche per creare test diagnostici, marcatori terapeutici o spunti per nuove terapie innovative. La biopsia liquida - prosegue - è appunto uno degli spetti dei quali il laboratorio si occupa. Si tratta - continua Malorni - di una delle ultime novità nella ricerca sul cancro, in particolare quello sulla mammella. L’idea è che attraverso un prelievo di sangue, isolando le cellule tumorale che normalmente circolano, attraverso l’analisi genetica e molecolare delle cellule stesse, si possa sostituire la biopsia liquida a quella tradizionale, fatta con l’ago, molto più invasiva».

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Gli studi, iniziati già nel 2006 nel laboratorio traslazionale di Prato, potrebbero consentire, un domani, «se non di sostituire - aggiunge l’oncologo-ricercatore - almeno di affiancare la biopsia liquida che potrebbe essere fatta più volte durante il decorso della terapia consentendo così di seguirne il decorso, calibrando anche sui pazienti i nuovi farmaci che oggi sono ancora in via sperimentazione». L’obiettivo è “la medicina spersonalizzata” «che resta un sogno, per il momento, in oncologia - conclude Malorni ma che è l’obiettivo al quale tutti le ricerche e anche le nostre tendono».

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E’ stata Giovannella Pitigliani Sini a sottolineare l’importanza della ricerca che prosegue nel laboratorio pratese mentre il direttore generale dell’Asl 4 Edoardo Majno ha fatto presente che «è una peculiarità dell’Asl di Prato puntare sulla ricerca applicata alla clinica. Una medotologia - ha concluso - non scontata negli ospedali italiani». Nel laboratorio traslazionale (dieci anni di ricerca, 146 pubblicazioni scientifiche) al quale sono stati donati, dalla fondazione Pitigliani le apparecchiature che selezionano e contano le cellule tumorali nel sangue (la Cellsearch System), lo staff individua appunto le cellule di interesse che vengono trasferite su un terreno di coltura per la successiva sperimentazione. Oltre che sul carcinoma della mammella, i ricercatori fanno sperimentazione sul carcinoma del polmone “non a piccole celle”, sul tumore del tratto gastro-enterico e sul carcinoma della prostata.

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«Sono orgogliosa della generosità deii pratesi che, immancabilmente, donano ogni anno anche solo dieci euro - ma sono i più importanti - per sostenere la ricerca contro il tumore». Giovannella Pitigliani Sini è la presidente della Fondazione Sandro Pitigliani, tra i maggiori finanziatori della ricerca che il polo oncologico di Prato nel suo complesso svolge. L’ultima donazione è di 500mila euro. «No credo esista un’altra città - afferma - nella quale sia stato costruito, negli anni, con volontà e determinazione qualcosa di così grande come a Prato. Ed è stato possibile, oltre che per la generosità di tante persone anche grazie - prosegue - alla collaborazione stretta tra Asl, laboratorio di ricerca e Fondazione».

Un progetto di studio e di ricerca contro le patologie oncologiche, iniziato venti anni fa e che prosegue anche oggi. «E’ fondamentale capire - aggiunge Pitigliani Sini - che solo attraverso lo studio di una malattia che ancora oggi uccide, si possono trovare metodi e soluzioni che ogni giorno ci avvicinano al traguardo». La Fondazione, per le donazioni al laboratorio traslazionale e per il sostegno alla ricerca ha ricevuto il premio Merli, consegnato in una cerimonia alla Camera dei Deputati.

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