Il Tirreno

Prato

strage macrolotto

Processo Teresa Moda, parlano i difensori dei cinesi

Francesco Albonetti
Processo Teresa Moda, parlano i difensori dei cinesi

Prato, rispetto alle richieste del pm, chiesta l'assoluzione per i coniugi Hu ("La coppia non poteva gestire l'azienda") e uno sconto di pena per la titolare Lan ("C'è la colpa ma non il dolo")

5 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Nuovo capitolo del processo Teresa Moda che vede sul banco degli imputati i tre confezionisti accusati di omicidio colposo plurimo per l'incendio della Teresa Moda di via Toscana dove persero la vita sette operai cinesi e per cui il pm Lorenzo Gestri ha chiesto dieci anni e 8 mesi di reclusione per Lin Youlan, la "capa", otto anni per la sorella Youli e otto anni per il marito Hu Xiaoping.

Dopo la requisitoria del pm siamo all’arringa dell’avvocato Giancarlo Geri, che difende la coppia di coniugi che viveva nello stanzone di via Toscana e che la notte dell’incendio si salvò, e a quella dell'avvocato Gabriele Zanobini, difensore Lin Yuolan. Per Geri i due coniugi svolgevano un ruolo marginale nella gestione della Teresa Moda, dal momento che fino al dicembre del 2012 si trovavano a Conegliano Veneto, dove gestivano un banco al mercato, venduto per 40mila euro.  Il loro arrivo a Prato, risale al dicembre 2012, ma è stato di brevissima durata perché la coppia è andata in Cina dopo la vendita dell'attività, per fare ritorno a Prato solo a febbraio-marzo del 2013.

Geri ha spiegato che, comunque, i due giovani coniugi cinesi non potevano avere un ruolo decisionale, né tanto meno rendersi conto dei problemi di sicurezza del capannone tessile, sia per il poco tempo trascorso a Prato al momento dell'incendio sia perché Youli aveva avuto un figlio e veniva addirittura accusata dalla famiglia di non occuparsi del lavoro.  Secondo l'avvocato Youli e Hu stavano cercando di venire via dall'attività gestita dalla sorella per aprire una stireria in proprio.

Geri, come ha fatto subito dopo l'avvocato Zanobini, ha puntato il dito sui proprietari italiani del capannone di 200 metri quadrati che ospitava la Teresa Moda, visto che i dormitori ricavati con il cartongesso e le altre irregolarità erano presenti già da qualche anno, quando ancora la fabbrica aveva un altro nome. I cinesi si sarebbero trovati fra le mani la fabbrica in quella situazione e nessuno, meno che mai i proprietari, avrebbero fatto loro notare i vari aspetti illegali: l'uso abitativo e produttivo promiscuo, l'impianto elettrico non a norma, l'uscita di sicurezza, non solo priva di maniglione anti-panico, ma che in realtà portava a un vano dal quale si accedeva al tetto: una vera trappola in caso d'incendio.
 

Zanobini, in difesa di Lin Youlan, quella che può considerata la vera titolare del pronto moda, ha ulteriormente rincarato la dose, tirando in ballo non solo i proprietari italiani dell'immobile, Massimo e Giacomo Pellegrini, che sapevano e non hanno fatto niente per regolarizzare l'immobile produttivo, ma anche la serie di tecnici e professionisti, tutti italiani, che hanno girato intorno all'imprenditrice e alla sua attività negli anni precedenti l'incendio senza dire una parola sulle numerose irregolarità, né far notare alla gestione cinese che avrebbe dovuto mettersi a norma.

Zanobini, in difesa di Lin Youlan, quella che può considerata la vera titolare del pronto moda, ha ulteriormente rincarato la dose, tirando in ballo non solo i proprietari italiani  "che sapevano e non hanno fatto niente per regolarizzare l'immobile produttivo", ma anche la serie di tecnici e professionisti, tutti italiani, che hanno girato intorno all'imprenditrice e alla sua attività negli anni precedenti l'incendio senza dire una parola sulle numerose irregolarità, né farle  notare alla gestione cinese. 

L'avvocato difensore ha usato le stesse parole contenute nella requisitoria del pm Gestri per lanciare il proprio je accuse contro "il sistema Prato" e quel "reticolo malato" di vantaggi e profitti di cui le irregolarità cinesi sono solo l'aspetto più vistoso, la punta dell’icberg. "Non è possibile che la Teresa Moda abbia ricevuto ben tre controlli in anni diversi da parte di tecnici della municipalizzata dei rifiuti senza che questi si siano mai sentiti in dovere di segnalare le irregolarità in cui si erano imbattuti - ha detto Zanobini - anzi, abbiano preso le misure dei manufatti abitativi irregolari alla'interno del capannone per determinare la tariffa rifiuti che l'azienda doveva pagare".

La prova di questo reticolo di compiacenza di una parte della città con gli abusi e le irregolarità, dicono gli avvocati difensori, arriva dal fatto che solo nel corso di quest'anno sono stati trovati dormitori e situazioni del tutto simili a quelle della Teresa Moda in altre 112 confezioni cinesi (le famose ispezioni della task force regionale e quelle della squadra interforze già attiva in precedenza), sicuramente solo una parte del numero reale.

Suggestivo il paragone con la tragedia della Thissen - la fabbrica siderurgica di Torino in cui nel 2007 morirono 13 operai - per arrivare a dire che di disastro si può parlare anche in questo caso ma, secondo il difensore, con ben diverse posizioni e responsabilità del titolare del gruppo svizzero rispetto alla titolare cinese della Teresa Moda: "In quel caso si parla di un ingegnere con  professionalità e competenze e con la struttura di una multinazionale alle spalle. Nel nostro caso la titolare è una contadina immigrata che ha investito i risparmi nel tessile, abituata alle regole di una altro Paese ed ignara, anche perché non informata da nessuno, delle responsabilità sulle norme di sicurezza in Italia".

Lin Youlan, racconta l'avvocato, era consapevole che aveva assunto operai clandestini, ma li trattava allo stesso modo degli altri: stipendio di 1.200 euro, vitto e alloggio. Orario di lavoro, 8-9 ore, non 14-16 come è stato scritto, perché i cinesi iniziano a lavorare molto tardi, nel pomeriggio, con pause successive che sono diverse dalle nostre. "Condizioni simili sono considerate molto buone e favorevoli per chi nel proprio Paese vive in situazioni ben peggiori". La titolare cinese della Teresa Moda, doopo il tragico incendio, si è adoperata per far ospitare le famiglie delle vittime in via Val D'Aosta offrendo loro un assegno mensile di 700 euro a titolo di risarcimento temporaneo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa