La manifestazione
Permessi facili ai cinesi: sette imprenditori a processo
Davanti al gup di Pistoia 79 persone fra comuni cittadini e piccoli imprenditori accusati di aver stipulato falsi contratti di lavoro e di affitto agli stranieri
PISTOIA. Soldi facili. Per una singola finta residenza, l'organizzazione arrivava a pagare fino a 1.000-1.500 euro. Il compenso medio naturalmente scendeva per coloro che erano disponibili a dichiarare falsamente di aver affittato le abitazioni di loro proprietà a più di uno straniero, quasi tutti cinesi disposti a sborsare migliaia di euro pur di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno, oppure per far immigrare in Italia i loro familiari. Sono 79 gli imputati, fra di loro sette pratesi, per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio, al termine di una lunga indagine della Digos della questura, nata cinque anni fa come filone bis di quella che, nell'aprile 2009, portò all'arresto di 11 persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (la Cassazione ha di recente annullato tutte le condanne per un vizio procedurale ordinando la ripetizione del processo).
Nome eccellente tra i 79 imputati chiamati a comparire il prossimo 26 gennaio davanti al giudice dell’udienza preliminare, quello di Marcello Evangelisti, l'ex dirigente dell'Ufficio lavori pubblici del Comune di Pistoia arrestato nel giugno 2012 e attualmente imputato nel processo "Untouchables" per gli appalti pubblici pilotati. Nei suoi confronti ci sarebbero prove relative ad alcune decine di casi in cui l'ex dirigente avrebbe dichiarato falsamente di aver affittato gli appartamenti di sua proprietà, in particolare in palazzi di via Del Duca e di via Del Giglio.
L'ex dirigente, così come la maggior parte degli altri imputati, è accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, di favoreggiamento della permanenza illecita di clandestini e di falso documentale (reati peri quali le pene previste vanno dai 4 ai 12 anni di reclusione). In particolare, gli inquirenti ritengono che 68 di loro abbiano firmato dichiarazioni fasulle di disponibilità all'accoglienza e all'assunzione di immigrati, consentendo così il loro ingresso attraverso il meccanismo dei "flussi". Per 29 c'è invece l'accusa di contraffazione di documenti per consentire i ricongiungimenti familiari. Infine, 35 sono accusati di concessione di locazioni fittizie.
Alcuni dei 79 imputati (tra loro 7 sono residenti in Valdinievole e 7 a Prato) sono inoltre piccoli imprenditori ricompensati dall'organizzazione per finti contratti di lavoro, indispensabili per consentire l'ingresso in Italia nell'ambito dei cosiddetti flussi migratori a numero chiuso. I poliziotti della Digos hanno stimato in circa 500 gli stranieri a cui l'organizzazione sgominata nel 2009 ha fatto ottenere illecitamente i permessi di soggiorno. Un giro d'affari di centinaia di migliaia di euro che, però, per andare avanti, aveva appunto bisogno della collaborazione di proprietari di case o ipotetici datori di lavoro.
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