Il Tirreno

Prato

convegno

Cooperative, due proposte contro il rischio corruzione

di Barbara Burzi
Stefano Meli, presidente di Confcooperative Firenze-Prato
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Stefano Meli, presidente di Confcooperative Firenze-Prato

Il presidente di Confcoop Firenze-Prato: "Le gare al ribasso e i sistemi di accreditamento non funzionano. Servono progetti mirati con il coinvolgimento dei soci"

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PRATO. Dopo lo scandalo “mafia capitale” scoppiato a Roma, il mondo delle cooperative sociali si interroga sul futuro e su come regolare i propri rapporti con le istituzioni partendo dal presupposto che il sistema attuale presenti delle lacune. La prima tappa del percorso che dovrà portare allo sviluppo di un nuovo modello di interazione tra imprese, istituzioni e cooperative, si è conclusa oggi con l’ultimo incontro de “I cantucci della cooperazione”, nel corso del quale, nell’auditorium della Camera di Commercio, è stata lanciata una proposta. «Gare al ribasso e sistemi di accreditamento non funzionano - ha dichiarato Stefano Meli, presidente di Confcooperative Firenze Prato - occorre mettere in moto un meccanismo di coprogettazione, in cui i soggetti del terzo settore siano coinvolti direttamente per l’elaborazione di progetti mirati a risolvere specifiche problematiche sociali».

L’argomento è stato il tema principale del convegno, che ha preceduto la seconda sessione mattutina organizzata in dieci tavoli partecipativi per affrontare altrettante tematiche interenti il mondo della cooperazione. «In questo contesto di crisi il rischio di corruzione nel rapporto tra pubblico e privato aumenta - ha detto Meli- noi siamo qui per individuare un metodo nuovo, trasparente e capace di dare risposte efficaci ai bisogni della comunità, dato che il sistema attuale non è più in grado di sostenerli per mancanza di risorse». I casi di Roma, relativi alle cooperative che avevano legami con la malavita, hanno acceso i riflettori sul tema della trasparenza anche nel mondo della cooperazione sociale del territorio.

«Quanto accaduto pone diverse problematiche, fra tutte la rabbia per il risvolto negativo in termini di immagine su tutto quello che di buono viene fatto - ha sottolineato - Facendo autocritica, occorre necessariamente individuare nuove forme più approfondite di revisione e controllo, rimettendo il socio al centro della sua cooperativa, affinché sia consapevole dei suoi diritti, ma anche dei suoi doveri». Per Meli il caso di Roma dimostra la totale inefficacia del sistema attuale. «Da tempo contestiamo il fenomeno delle cosiddette cooperative “spurie” - ha sottolineato - ma quanto avvenuto riguarda soggetti che venivano sottoposti regolarmente a controlli, che evidentemente non sono più sufficienti o non funzionano. Sul nostro territorio non sono a conoscenza di casi simili. In passato, nel mondo degli appalti edili, si sono verificati episodi di promiscuità nelle relazioni tra sistema pubblico e privato, contigui al mondo della cooperazione, ma mai niente del genere nella cooperazione sociale».

Sul tema è intervenuto Luca Fazzi, sociologo e ricercatore dell’università di Trento definendo «il malaffare romano un episodio che esprime un contesto sociale fragile rispetto alla corruzione». «L’appalto è il sistema più inefficiente e inefficace che ci sia rispetto ai bisogni di un territorio - ha spiegato - di fatto, si è rivelato anche un metodo poco trasparente. Dal mio punto do vista occorre un modello basato sulla coprogettazione, che non tenga conto solo delle organizzazioni professionali, ma di tutta la filiera dei servizi alla persona, in cui cittadini e volontari collaborino, insieme a imprese e professionisti, alla stesura di progetti in grado di dare risposte ai bisogni della comunità. L’amministrazione affiderà l’incarico alla proposta migliore».

Fra i tavoli promossi si è parlato anche di housing sociale, servizi alla persona, fondi europei, degli scenari futuri per le cooperative sociali e della contaminazione reciproca con le altre categorie economiche, il volontariato e l'associazionismo. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo della Camera di Commercio di Prato e dei principali soggetti della cooperazione pratese (Astir, Cap ed Edilcoop) con il coordinamento generale del Consorzio di cooperative sociali Astir.

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