Il Tirreno

Prato

La confezionista tira in ballo gli italiani

La confezionista tira in ballo gli italiani

Processo Teresa Moda: Lin Youlan conferma che Massimo Pellegrini sapeva dei dormitori abusivi

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Massimo Pellegrini era a conoscenza della presenza dei soppalchi e dei dormitori abusivi all’interno della Teresa Moda». Lo ha affermato Lin Youlan, la donna cinese ritenuta, insieme alla sorella Youli e al cognato Hu Xiaoping, la titolare di fatto della confezione al cui interno il 1° dicembre 2013 hanno trovato la morte sette operai cinesi a c ausa di un devastante incendio .

Lin Youlan, per il quale la Procura ha chiesto una condanna a dieci anni nel processo con rito abbreviato in corso davanti al gup Isidori, è stata chiamata a testimoniare ieri mattina nel procedimento nei confronti di Massimo e Giacomo Pellegrini, soci dell’immobiliare Mgf, proprietari del capannone della Teresa Moda in via Toscana e accusati di omicidio colposo plurimo in concorso, per non aver fatto rimuovere gli abusi.

Lin Youlan ha riferito di aver chiamato Massimo Pellegrini già nel 2008 per segnalare infiltrazioni di acqua dal tetto e almeno in quell’occasione il proprietario italiano poté rendersi conto dello stato dei luoghi. Le stesse affermazioni erano state ripetute nel corso del processo con rito abbreviato, per il quale la sentenza è attesa prima di Natale, il prossimo 22 dicembre. Il processo a carico dei proprietari italiani, difesi dall’avvocato Alberto Rocca, invece durerà molto di più perché sono stati citati decine di testimoni.

Lin Youlan ha detto anche che la confezione di via Toscana fu visitata per ben tre volte da incaricati del Comune (in realtà erano della municipalizzata Asm) per fare le misurazioni necessarie all’applicazione della tassa sui rifiuti. Gli incaricati però non ritennero necessario informare la polizia municipale dei dormitori abusivi presenti nella confezione.

La circostanza era emersa già nel corso delle indagini preliminari creando non pochi imbarazzi perché sembrò la dimostrazione lampante che non basta fare i controlli ma che bisogna anche farli con un po’ di buon senso per non renderli del tutto inefficaci. Il giudice Giulio Fanales ha chiesto alla testimone se ricordasse i nomi degli incaricati, ma la confezionista cinese ha detto di non ricordarli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore