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Prato

L’economia che cresce parla straniero

L’economia che cresce parla straniero

Presentato il rapporto annuale della Camera di commercio: ai primi posti imprese cinesi, albanesi e nigeriane

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PRATO. E' il comparto straniero quello che fa sì che il dato positivo di crescita delle aziende nel territorio pratese sia in aumento. E' il dato che emerge dal rapporto annuale elaborato dalla Camera di Commercio di Prato e che fotografa la realtà imprenditoriale del 2013 e dei primi sei mesi di quest'anno. Le aziende gestite da cittadini stranieri operanti sul territorio di Prato sono il 27,7% del totale delle imprese.

In pole position troviamo quelle gestite da cinesi (5023 aziende), seguite dall'Albania (560), al terzo posto la Nigeria (341), quindi Marocco (312) e via via le altre nazionalità. Nel 2013 sono state 1672 le nuove iscrizioni di imprese straniere, il 3,3% in più rispetto all'anno precedente, un dato che è in controtendenza visto che nel 2012 si era registrato un meno 4% e il 2011 si era chiuso con un meno 9%. Ma più che ad un incremento delle iscrizioni la crescita complessiva è data soprattutto da una sensibile riduzione delle cessazioni di attività. Nei primi sei mesi del 2014 sono 900 le nuove imprese con titolare o socio nato all'estero.

Il rapporto è stato elaborato da Dario Caserta ed Anna Marsden che, insieme al presidente della Camera di Commercio Luca Giusti, hanno presentato i risultati. Se, ad esempio, il settore manifatturiero nel 2013 si è chiuso in negativo per le imprese italiane non è lo stesso per quelle straniere e grazie a loro c'è un tasso di crescita. Proprio il manifatturiero la fa da padrone con 4188 imprese straniere attive (al 30 giugno 2014) operanti sul territorio di Prato. Si scende di parecchio per arrivare al commercio con 1842 imprese fino alle 1163 del settore costruzioni, poi al settore servizi (trasporti, attività informatiche, credito e assicurazione, attività immobiliari ed altre attività di servizi) con 819 ditte, per poi passare all'ambito degli alloggi e della ristorazione dove si contano 302 attività.

Facendo un focus sull'imprenditoria cinese, gli occhi a mandorla sono riusciti a far aumentare il numero delle imprese in tutti i settore produttivi eccezion fatta per quello dell'agricoltura, silvicoltura e pesca e nella raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti. Crescono, seppur lievemente, le società di capitali: «Sicuramente un segno positivo – commenta Anna Marsden- significa un maggior investimento e una maggior crescita. Anche se storicamente, e il dato ce lo conferma ancora una volta, il numero maggiore è rappresentato dalle ditte individuali».

Sempre per quanto riguarda il popolo cinese le società di capitali (al 31 dicembre 2013) sono divise in 130 nelle confezioni, 110 commercio, 47 immobiliari, 29 tessili e 51 altro. Si rafforza, dunque, la crescita delle imprese cinesi (+4,72%, contro il 2,11% del 2012) che investe in tutti i principali settori di attività. Crescono del 3,08% le aziende che operano nel manifatturiero con un rafforzamento delle industrie tessili (+21.21%) e delle confezioni (+1,72%). La crescita delle imprese gestite da orientali è dovuta all'incremento del numero di ditte individuali (+4,83%) ma, come detto, c'è un aumento anche delle società di capitali. Dai dati del rapporto stilato dalla Camera di Commercio emerge che c'è una crescita delle imprese marocchine e pakistane mentre diminuiscono quelle albanesi e rumene. Nelle costruzioni calano albanesi e rumeni che concentrano quasi l'80% delle imprese in questo settore, crescono invece tra marocchini e pakistani. Commercio: cresce tra marocchini e pakistani, cala lievemente tra albanesi e rumeni. La ristorazione cresce solo per i pakistani. Sale il numero delle donne fra le cinque comunità straniere prevalenti all'interno dell'imprenditoria a Prato. Cala, invece, il numero degli uomini fra gli albanesi e i rumeni.

Azelio Biagioni

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