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Spaccio e droga dilagano dal Serraglio alle vie del centro

di Barbara Burzi
Spaccio e droga dilagano dal Serraglio alle vie del centro

La stazione è diventata il punto di riferimento del mercato degli stupefacenti per almeno 2.000 tossicodipendenti di tutta l'area metropolitana. "Arrivano in treno e qui trovano l'eroina a prezzi bassi"

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PRATO. Sarebbero già cinque gli angoli identificati come luoghi del “buco”. Spazi leggermente riparati da occhi indiscreti, dislocati tra il Serraglio, i giardini della Passerella, lungo i binari della ferrovia, nei pressi del Campino e Lungonbisenzio, dove i tossicodipendenti si rifugiano per drogarsi. Ogni giorno arrivano a Prato in centinaia per comprarsi la dose e consumarla. Sono persone di tutte le età, scendono al Serraglio, si riforniscono dagli spacciatori e si bucano.

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Una parte di questi gravita intorno all’associazione “Spazio open Recuperiamoci” fondata da Paolo Massenzi, che dal suo osservatorio in via Pier Cironi ha registrato una crescita del fenomeno, arrivato a raggiungere numeri spaventosi: “Soltanto intorno a questa zona (Cironi-Santa Margherita-Serraglio) gravitano circa duemila consumatori e duecento spacciatori, una settantina dei quali sono “galoppini”, coloro che procacciano i clienti – racconta – Qui è facile procurarsi la droga anche a buon prezzo (con 15 euro si compra una dose di eroina), per questo Prato è diventata un mercato interessante a livello regionale. Tante persone vengono qui a cercare droghe pesanti e a queste, associano spesso farmaci che creano affetti ancora più devastanti se assunti insieme a sostanze stupefacenti. La prospettiva è senza limiti perché manca un’azione di coraggio da parte dell’amministrazione comunale, a cui abbiamo addirittura proposto di organizzare un consiglio comunale aperto in via santa Margherita mettendo questo problema all’ordine del giorno: sarebbe un segnale importante”.

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L’associazione di Massenzi è aperta dall’ora di pranzo fino a tarda sera, dove tossicodipendenti, spesso al limite dell’overdose, trovano un punto di ascolto e un pasto in cambio di lavoro manuale per l’attività di recupero oggetti svolta dall’associazione o di ausilio alla raccolta siringhe (“nel raggio di 500 metri si raccolgono anche duecento siringhe”). “Non offriamo assistenzialismo”, ci tiene a precisare. “Il più delle volte si tratta di persone “invisibili”, che non hanno accesso al Sert, in quanto provenienti da fuori Prato, e malate di solitudine perché hanno alle spalle situazioni familiari drammatiche”. Come quella di un giovane di 22 anni, che ogni giorno, dopo essersi “fatto” svariate volte, siede sul marciapiede in via Cironi. Massenzi lo ha incontrato un mese fa, uscendo dalla sede della sua associazione. Il giovane gli ha raccontato di essere stato sbattuto fuori di casa dalla compagna di suo padre e di aver perso il lavoro. Come lui ce ne sono altri. Sostano tutti in zona, dove si trovano locali dediti allo spaccio. “La giornata tipo di molte persone in queste condizioni consiste nell’alzarsi, andare a rubare per procurarsi i soldi per acquistare la dose giornaliera e drogarsi – racconta Massenzi – E pensare ai soldi per il buco successivo: c'è stato un caso in cui 3500 euro, i proventi di uno scasso avvenuto a una stazione ferroviaria da parte di tre persone, sono bastati per il consumo di cinque giorni”.

La ronda dei militari per Massenzi non è una soluzione. “I controlli effettuati sono inefficaci – dice - militarizzare la zona non risolve il problema e soprattutto, genera l’effetto collaterale di far scappare le altre persone da questa strada, che finisce per rimanere in mano ai malviventi. Essendo proprio dietro al Duomo, è inspiegabile che non ci si adoperi per fare qualcosa” .

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