Sicurezza
Palazzi nell'ex campo dell'Ambrosiana, ma il progetto è fermo
L'operazione economica è da definire. L'intervento ricorda il recupero di Highbury, il vecchio stadio dell'Arsenal. Intanto si attendono i finanziamenti per il via all'interramento della declassata
PRATO. Chi ci ha giocato se lo ricorda come un fortino, come il campo che, con i palazzi intorno ed il muro a rimbombare le urla degli spettatori, più di tutti ricordava l’atmosfera di “Leva Calcistica ‘68” di De Gregori. Da più di dieci anni, però, l’impianto dell’ex società calcistica Ambrosiana è abbandonato a se stesso, in attesa di capire quale sarà il suo destino. Il terreno è di proprietà della famiglia Meucci, che da tempo ha in mente di trasformarlo in un complesso residenziale che ricorda il progetto di recupero dell'Highbury, il vecchio stadio dell'Arsenal trasformato in condomini intorno all'ex terreno di gioco.
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“C’è un’intesa di base sia con l’amministrazione che con i residenti – ci spiega l’ingegner Mazzoni, che ha realizzato il progetto –, ma al momento l'operazione è bloccata dal mercato. I proprietari sono in attesa di trovare l’accordo con la ditta che si occuperà dei lavori. La trattativa è ben avviata, ma prima di partire bisogna essere sicuri che chi si incaricherà dei lavori porti a termine il progetto in tutta la sua interezza, realizzando sia gli spazi privati che quelli pubblici”.
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Il punto di vista dei residenti. Negli anni scorsi, infatti, era stato forte l’intervento dei comitati cittadini, contrari alla creazione di nuovi fondi commerciali o palazzoni nell’area, che rappresenta uno dei pochi spazi verdi della zona. “Bisogna dire che il nuovo progetto risponde abbastanza alle nostre richieste – ci dice Filippo Bonanni, esponente del Comitato per la riqualificazione del Soccorso –, prevedendo che circa un terzo dell’area venga destinata alla comunità, con giardini e parcheggi. Certo è che noi cittadini speriamo ancora che gli acquirenti perdano interesse nel progetto, in modo che l’area diventi pubblica e si possano realizzare strutture per la comunità”.
L’ampliamento della scuola Collodi. Il quartiere, infatti, secondo Bonanni necessiterebbe di un adeguamento delle infrastrutture che accompagni il forte incremento demografico degli ultimi anni: “ci sono progetti importanti per la riqualificazione dell’area. Il nostro comitato si impegna a guardare al quartiere a trecentosessanta gradi, e per noi prima di pensare a costruire nuovi casermoni, come quelli dell’area ex Salvi Cristiani, bisognerebbe rendere le infrastrutture adatte alle necessità del quartiere. Per questo, ad esempio, proponiamo che nell’area dell’ex Ambrosiana venga realizzata una struttura scolastica, visto che le scuole Collodi di via del Purgatorio sono talmente sature da dover ospitare classi in stanze con piloni portanti al centro”. La scuola Collodi è al centro di altre proposte del comitato, visto soprattutto il grande traffico in via del Purgatorio negli orari di apertura e chiusura: “da tempo – continua Bonanni – chiediamo di costruire un accesso secondario alla scuola, dal retro, con una passerella che la colleghi direttamente al parcheggio scambiatore di via Nenni”.
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Interramento della declassata e spazi per la socializzazione. Un altro tema fondamentale della zona è quello della declassata, con la giunta Cenni aveva deciso di procedere con il progetto dell’ampliamento del sovrappasso, tanto che in alcuni punti erano già iniziati i lavori. La nuova amministrazione, invece, ha puntato fortemente sul progetto dell’interramento: “la scelta è stata presa – ci conferma l’assessore Barberis – e non si torna indietro. Stiamo solamente aspettando che il Ministero sblocchi i finanziamenti per partire con i lavori”. Il progetto dell’interramento era una delle richieste principali del comitato: “sicuramente la risposta di Barberis ci conforta – dice ancora Bonanni – così come è un punto di partenza positivo l’interesse per la riqualificazione dello skyline della zona, che vada a sostituire vecchi palazzi e fabbriche con strutture nuove. L’importante è che tutti i progetti siano materia di discussione con la cittadinanza e vadano incontro alle esigenze del quartiere. Oltre a non costruire nuovi casermoni in un’area già molto popolata, infatti, sarebbe opportuno destinare nuovi spazi che vadano a creare punti di socializzazione: il Soccorso è un quartiere da sempre multiculturale, ma con l’aumento esponenziale della popolazione c’è bisogno di nuovi spazi di aggregazione, destinati soprattutto ai più giovani, in modo da creare processi di integrazione e da rendere il quartiere più vivo e vivibile, riducendo così anche il problema della sicurezza”.
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