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Prato

il caso

Trasloco della Varvarito, siamo all'ultimo atto

Cristina Orsini
Trasloco della Varvarito, siamo all'ultimo atto

Il 15 si deciderà dove collocare la ditta, tre le possibilità: due al Calice, una al Macrolotto uno

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PRATO. Varvarito ultimo atto o quasi. Il 15 dicembre prossimo si riunirà la conferenza di servizi (Regione, Comune, provincia, Autorità di bacino, Soprintendenza, Asl), per individuare il terreno sul quale la ditta traslocherà in via definitiva (terreno sul quale verrà modificata la destinazione d’uso e che sarà inserito nel piano strutturale) .
Tre le opzioni, individuate dagli uffici tecnici del Comune cui spetta la pianificazione. Si tratta di due terreni in zona Calice (uno in zona Mazzone) e una terza area al Macrolotto Uno . Su questo tris di terreni, lontano dalle abitazioni, con le caratteristiche idonee a ospitare una ditta di lavorazione di inerti, si gioca il futuro dell’azienda (un centinaio di dipendenti, tra i quali alcuni che risiedono a Prato), che continua a lavorare sul terreno di proprietà a San Giorgio a Colonica ma che è in ballo per il trasferimento ormai dal 2012. Una storia infinita.

Da San Giorgio la Varvarito se ne deve andare in tutti i modi - il sito attuale infatti non è tra quelli che verranno presi in considerazione in sede di conferenza dei servizi - perché lì la destinazione dell’area è agricola. L’azienda, su bando della scorsa amministrazione, comprò un terreno a Viaccia in via delle Lame che poi si scoprì aveva un vincolo idrogeologico fortissimo: sarebbe nata su un terreno destinato a cassa di espansione. Dunque - oltre alle barricate dei residenti che non volevano vicino a casa una ditta giudicata inquinante - trasferimento bloccato. Nonostante tutto, l’azienda ha continuato la produzione solo grazie ai permessi che la Provincia ha via via rinnovato. Tutt’ora è in regime di proroga. Quella attuale scadrà il 31 dicembre prossimo, ma la situazione dovrebbe sbloccarsi molto prima. E’ stata fissata per il 17 dicembre, infatti, una seconda conferenza dei servizi con l’unico scopo di concordare un nuovo permesso per consentire all’impresa di preparare il trasloco.
Poche, ancora, le informazioni di dettaglio sulle tre aree in ballo per ospitare la ditta di frantumazione di inerti. Se dovessero essere private, si dovrà procedere con le espropriazioni e allora in quel caso i tempi di allungherebbero. Di sicuro nella scelta, affettuata dallo staff tecnico dell’assessore all’urbanistica Valerio Barberis, uno dei criteri “principe”, è stato la lontananza da insediamenti abitativi anche per evitare ulteriori proteste. «Le aziende di frantumazioni di inerti - ha più volte ribadito Barberis - non inquinano e non c’è nulla da temere per la salute. Semmai possono creare un po’ di polvere». Vedremo come andrà a finire.

 

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