Sicurezza
Il Metastasio si accontenta del "tric"
Il teatro di Prato in gennaio presenterà la domanda per diventare di interesse regionale, la decisione presa all'unanimità dal cda. Il presidente Massimo Bressan: "I nostri numeri sono ottimi ma per ambire alla qualifica superiore dovremmo avere un milione di euro che invece manca"
PRATO. Il Metastasio, in gennaio, presenterà al ministro la domanda per diventare - nel grande valzer della riorganizzazione voluta dal ministero - teatro di rilevanza e interesse culturale, ovvero un “tric”. La decisione è stata presa all’unanimità dal consiglio di amministrazione dell’ancora per poco stabile della toscana che si è riunito giovedì 4 dicembre.
Il Met, dunque, non correrà da solo per la qualifica di teatro nazionale, come richiesta dai dipendenti e dalla compagnia stabile, ma «punterà - spiega il presidente Massimo Bressan - avendo già ottimi parametri, a un finanziamento cospicuo come teatro di interesse regionale». La ragione per la quale - dopo il mancato matrimonio con la Pergola di Firenze che puntava a incorporare il teatro pratese per correre verso la qualifica più alta- il cda del Met ha abbassato l’asticella degli obiettivi è uno: «Si tratta - continua Bressan - di motivi esclusivamente economici. Per puntare ad avere la qualifica di teatro nazionale si devono avere tredicimila giornate lavorative. Il Met ne ha 11 mila, potremmo arrivare a farne 12mila, ma per raggiungere la quota richiesta sarebbe necessario un investimento di un milione di euro che il Comune non ha».
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Molto semplice: la politica dei piedi per terra. E siccome il decreto prevede che il finanziamento sarà calcolato sulla base di numeri e criteri, il Met punterà ad avere molto di più di quel nemmeno mezzo milioni di euro l’anno che lo Stato ha garantito fino a oggi. D’altro canto i teatri nazionali - così pare - non saranno più di 4 o 5 a livello nazionale ecollocati tra Roma, Milano, forse genova e Torino.
Quando si saprà qualcosa del futuro del Met? Non prima di luglio 2015, mese nel quale il ministero - sulla carta - dovrebbe dare le risposta alle domande inoltrate in gennaio. Fino alla prossima estate, dunque, il teatro pratese - come tutti i teatri italiani - produrrà e farà spettacoli, spenderà, finanzierà ma senza sapere quanto rientrerà in cassa.
Sul fronte del bilancio la situazione - analizzata dal cda nell’incontro del 4 - non è tragica: «Se avessimo 200mila euro in più sarebbe perfetto - afferma Bressan - ma riusciremo a cavarcela visto che la gestione è stata e sarà oculata». E se il contributo annuale di un milione 200mila euro che il Comune ogni anno consegna al Met, è garantito, lo stesso non si potrà dire con la Provincia che dall’anno prossimo interromperà i finanziamenti (quest’anno il contributo è sceso da 200mila a 130mila euro) con l’incognita della Regione, la cui giunta ha sì confermato il finanziamento consueto di 600mila euro per il 2015, ma quando il riordino dei teatri andrà a regime, saranno tre i “tric” toscani ( Met, Pergola e teatro di Pontedera) che batteranno cassa.
Con un handicap ulteriore in casa pratese: alla Regione non è piaciuta la decisione del Metastasio di “ballare da solo”, lasciando la Pergola al suo destino e perdendo così la possibilità di ambire alla qualifica di teatro nazionale.
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