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Arrestato il figlio del presidente del Prato. Il babbo: "Mi ha detto di aver fatto una bischerata"

Paolo Nencioni
Arrestato il figlio del presidente del Prato. Il babbo: "Mi ha detto di aver fatto una bischerata"

Il giovane Gianni Toccafondi, portiere del Montemurlo, ha tentato di rapinare una tabaccheria armato di una pistola giocattolo. Fermo convalidato in Tribunale, il diciottenne resta in carcere

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PRATO. Il figlio diciottenne  del presidente del Prato Paolo Toccafondi, Gianni, è stato arrestato con l’accusa di tentata rapina aggravata dai carabinieri di Calenzano. Gianni Toccafondi, a sua volta giocatore, secondo quanto accertato dai militari, intorno alle 16,30 di giovedì 4 dicembre si è presentato col volto coperto da uno “scaldacollo” nella tabaccheria “Da Vittorio” di via Vittorio Emanuele a Calenzano e ha intimato alla titolare, Paola Tavares, di consegnare l’incasso. Il giovane ha mostrato una pistola, che poi si è rivelata un’arma giocattolo. La donna ha reagito e ne è nata una colluttazione, nel corso della quale Toccafondi le avebbe anche tirato una sedia.

“Era molto agitato - racconta la donna - Quando ha visto che non volevo dargli i soldi, è andato nell’altra stanza, ha preso una sedia e me l’ha tirata. Poi ha cercato di venire dietro al bancone e io mi sono difesa con la stessa sedia. Speravo che le mie urla attirassero l’attenzione di qualcuno, ma in quel momento non sono entrati i clienti”.

Ci ha pensato il figlio della tabaccaia a bloccare il giovane, che poi è stato consegnato ai carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Signa. Nella mattinata di oggi, venerdì 5, accompagnato dal padre Paolo, dalla madre e dall’avvocato Enrico Guarducci, Gianni Toccafondi è comparso in aula davanti ai giudici del Tribunale per la convalida del fermo.

Il collegio presieduto dal giudice Monica Jacqueline Magi ha convalidato il fermo con l’accusa di tentata rapina aggravata e ha disposto la custodia in carcere. Gianni Toccafondi rimarrà in una cella del carcere della Dogaia almeno per una notte. Già domani il difensore farà istanza per la concessione degli arresti domiciliari. Il pubblico ministero Egidio Celano si è detto favorevole, purché venga applicato il braccialetto elettronico, mentre l'udienza del processo per direttissima è stata fissata per il prossimo 15 dicembre.

Non sa darsi pace il padre di Gianni, Paolo Toccafondi, all’uscita dal Tribunale. Che il figlio era stato arrestato l’ha saputo nella serata di giovedì dai carabinieri di Signa. In realtà lui stesso stava per chiamare le forze dell’ordine perché il figlio non tornava a casa, dove aveva lasciato il telefono cellulare. “Non mi so dare una spiegazione per quello che è successo - dice Toccafondi - Ho parlato con mio figlio, gli ho chiesto perché l’aveva fatto e lui mi ha detto di aver fatto una bischerata. In realtà poteva finire anche molto peggio, perché in questi casi può succedere che ti sparino. Spero solo che questa cosa sia una lezione per il resto della sua vita”.

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L’avvocato Enrico Guarducci ha spiegato che la famiglia del giovane ha già preso contatti con uno psicologo per arrivare all'udienza del 15 con un quadro più completo del suo stato psichico, in particolare per capire se la rapina sia il frutto di un momento di confusione nella sua testa.

“Mio figlio non mi ha mai dato problemi - spiega Paolo Toccafondi - se non quelli normali legati all’età. Non so davvero che cosa gli possa esser passato per la testa”. Era stato lo stesso Toccafondi, dopo una bocciatura a scuola (Gianni ha frequentato l'istituto Datini), a indirizzare il figlio verso un ristorante di viale Montegrappa nel quale lavora tre sere alla settimana. Un modo per responsabilizzarlo. E a giudicare da quanto dicono i suoi compagni di lavoro, quell’occupazione gli piaceva molto.

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