Sicurezza
Alessandro, ex magazziniere licenziato e indennizzato
PRATO. Licenziato e indennizzato: 21mila euro per chiudere i ponti con un’azienda - si parla di “Gastronomia Toscana” - che per sei anni lo ha fatto lavorare come magazziniere, con contratto a tempo...
PRATO. Sulla cura del brand, sul marketing e sulla comunicazione sono instancabili. Una delle loro ultime trovate più brillanti è stata quella di sfornare una linea di piatti pronti firmati dallo chef Vissani. Eppure, anche in casa "Gastronomia Toscana" non sono tanto rose e fiori. Scricchiola il comparto del food, di cui a Prato l’azienda di proprietà della famiglia Tempestini (tra cui Andrea, vicepresidente dell’Unione industriale pratese) rappresenta un fiore all’occhiello. Sono tempi duri anche per un marchio come quello che vediamo sul banco frigo di tanti supermercati sotto forma di sughi, salse e piatti pronti tutti da leccarsi i baffi: non è un caso se, adducendo il motivo del calo di lavoro, l’azienda giustifica la decisione di fare a meno di tre unità a fronte di un organico di circa 50 dipendenti. Un lavoratore è andato in pensione a luglio, un altro pensionamento è previsto a fine anno, senza che le due risorse in uscita vengano sostituite, mentre nel caso di un altro dipendente, un magazziniere di 41 anni, si è proceduto al licenziamento «per giustificato motivo oggettivo», liquidandolo con una buona uscita di 21mila euro. Per Alessandro Mati, questo il nome del lavoratore licenziato, c’è stata il 18 novembre scorso una transazione in direzione provinciale del lavoro, con la rinuncia da parte di Mati a intentare ogni azione legale per il reintegro in azienda. «A causa della contrazione dei consumi interni - spiega Andrea Tempestini - stiamo cercando di tutelare il lavoro: il calo di fatturato negli ultimi due anni è stato di un milione di euro. Nello specifico, la persona licenziata lavorava nel magazzino materie prime dove già è impiegata un’altra figura. Per mantenere i reparti più importanti con manodopera specializzata come la produzione ho dovuto toccarne altri. Dispiace e mi sorprende che ora ci sia una rivendicazione a posteriori del lavoratore quando è stato firmato un accordo alla presenza dei rappresentanti sindacali». A dare una batosta al piccolo impero di “Gastronomia Toscana”, il tracollo dei consumi interni che sta spingendo l’azienda a lanciarsi su altri mercati più promettenti, in primis gli Stati Uniti dove sono presenti a livello di distribuzione e strutture di vendita da New York a Chicago, persino in Texas. «Investire all’estero - puntualizza Tempestini - non significa spostare gli stabilimenti: la produzione, cuore dell’azienda, non può che essere a Prato. Significa porre attenzione al brand, alla comunicazione, alla ricerca dei canali di vendita più strategici. Il punto - ammette - è che anche quando la crisi passerà i consumi non saranno più quelli di prima. Non a caso, nei supermercati non funzionano più le promozioni. Ecco perché abbiamo deciso di investire negli Usa». E negli States vanno a ruba le ribollite e le creme al tartufo targate “Gastronomia Toscana”.
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