Toscana
L'arte getta semi a Chinatown, il progetto di Dryphoto
Colore, foto e interventi sui "non luoghi" più frequentati del macrolotto zero. Piccoli esempi di come si può provare a riqualificare il quartiere
PRATO. Dopo dieci anni di dibattiti, convegni, pubblicazioni e progetti su cme riqualificare il macrolotto zero, alla fine gli unici interventi concreti, visibili, sono quelli realizzati da Dryphoto arte contemporanea, in collaborazione con il circolo Curiel, l'associazione Li Shu e il comitato dei cittadini di via Pistoiese. Il progetto ha un nome, “Piazza dell'immaginario” ed è un'estensione del principio che è comunque meglio rimboccarsi le maniche e fare qualcosa, dare l'esempio se si viuole stabilire dei rapporti migliori con chi ci sta intorno. Fare qualcosa prima di tutto per se stessi, per un senso di dovere civico, e poi subito dopo (o insieme), per gli altri.
Così quando nel 2011 Dryphoto dvette lasciare la sede di via Pugliesi in centro storico e si stabilì in via delle Segherie, un angolo seminascosto della Chinatown pratese, il primo problema da affrontare fu quello di un piccolo lembo di “verde” dietro alla sede che qualche vicino aveva trasformato in una discarica. Fu quello il primo intervento. Ora con un po' di fatica e qualche discussione, l'ex discarica è diventata un piccolo giardino pubblico (l'hanno chiamato Giardino Melampo) dove si può sostare a leggere un giornale, a riposarsi o dove organizare piccole feste per i bambini del vicinato.
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A quel punto l'attenzione si è spostata sul quartiere che ospita la più grande comunità cinese d'Europa (in rapporto alla popolazione). Convinti, come dice Vittoria Ciolini una delle due fondatrici di Dryphoto insieme a Andrea Abati, che “se vivi in un quartiere, devi viverlo fino in fondo”.
“Del resto – aggiunge Abati - quando arrivammo in via Pugliesi nel 1980 la situazione non era poi tanto diversa. Eravamo una piccola luce in una strada con pochissime attività. Noi prendemmo il posto di un parcheggio di biciclette e accanto a noi c'era un cinese esule politico che vendeva cinture e cravatte”.
La sfida era quella di usare l'arte contemporanea per gettare un seme in quei "non luoghi" che avevano assunto per la Chinatown un'importanza quotidiana: la piazzetta lungo via Pistoiese davanti a Unicredit, un parcheggio su cui si affacciano la banca, supermercato e altri esercizi commerciali diventato uno dei luoghi più frquentati dai cinesi, una vera piazza, per quanto angusta e malmessa; il parcheggio accanto al circolo Curiel in via Filzi. Entrambi i luoghi, tra l'altro, passaggi tra le due arterie del macrolotto zero, via Filzi e via Pistoiese.
Nello spazio davanti a Unicredit si è cominciato dipingendo l'intera parete di un edificio di un rosso vivo (“c'è chi lo chiama rosso-Cina e chi rosso-Ferrari” osserva Vittoria Ciolini) e su quella parete sono state collocate tre opere di Andrea Abati, foto di alberi già esposte alla Triennale. Sotto al muro, due panchine. Sulla parete opposta è stata sistemata invece la riproduzione di una foto di Bleda Y Rosa.
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Poche cose, ma sono bastate per dare un senso diverso a quello spazio. Un senso che i cinesi hanno percepito. Se vero che le panchine sono sempre occupate, il pieghevole cartonato con le spiegazionni è ancora lì, nessuno l'ha sciupato, e quella parete rossa è rimasta linda, intatta da qualsiasi foglietto appiccicato o numero di telefono scritto a pennarello che invece riempiono qualsiasi altro muro della zona. E non c'entra, come aveva ipotizzato qualcuno, la presunta sacralità del rosso per i cinesi. “Sciocchezze – spiega Paolo Huang, titolare diuna Tavola calda che si afffaccia sulla pizzetta – E' solo che così quel muro è più bello. Guai a chi lo dovesse rovinare sporcandolo”. Piccola lezione su cui meditare. Nel parcheggio di via Filzi e nella galleria sono stati sistemati interventi di Pantani-Surace realizzati appositamente (sono fogli con ideogrammi) e opere del gruppo R.E.P.. Su una parete del circolo Curiel, infine, c'è una riproduzione di una foto di Gabriele Basilico.
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“Non è street art – ci tengono a precisare Ciolini, Abati e Fulvio Batacchi nella sede di Dryphoto – che spesso viene associata ai luoghi degradati e qui non ci pareva proprio il caso. Si tratta di opere che sono state esposte in mostre e musei o riproduzioni di foto famose. L'idea che avevamo era di portare qualcosa di bello in quei luoghi, come se dovessimo arredare il salotto di casa”.
Ora si pensa a nuovi interventi da fare nel 2015. E c'è l'obiettivo di liberare il parcheggio di via Filzi una volta la settimana dalle auto per organizzare eventi. E' la politica dei piccoli passi, che richiede tempo e pazienza Nella speranza che anche le istituzioni seguano l'esempio mettano in campo idee, ma anche mezzi e volontà di realizzarle in tempi rapidi per fare un passo più lungo.
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