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Prato

Dichiarano una miseria e mandano milioni in Cina

Dichiarano una miseria e mandano milioni in Cina

La guardia di finanza sequestra beni per un milione di euro a due imprenditori Per dieci anni avevano denunciato redditi personali inferiori a diecimila euro

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PRATO. Se fossero vere le cifre indicate nelle loro dichiarazioni dei redditi degli ultimi dieci anni, due imprenditori cinesi di 38 e 41 anni, residenti a Prato, avrebbero impiegato più di un secolo a mettere insieme il malloppo che, secondo la guardia di finanza, hanno spedito in Cina dal 2008 al 2010: un milione di euro a testa, oltre all'acquisto di quattro immobili e otto auto di grossa cilindrata. Per questo i finanzieri del Gico del Nucleo di polizia tributaria di Firenze hanno eseguito il sequestro di aziende e beni per un valore complessivo di un milione di euro.

E’ la conseguenza delle diverse inchieste (Cian Liu, Cian Ba) sull’esportazione di capitali via money transfer e sfociate nel 2010 nell’arresto di una ventina di persone tra italiani e cinesi. All’epoca si ipotizzò che attraverso la catena Money2Money fossero transitati dall’Italia alla Cina circa 4 miliardi e mezzo di euro in quattro anni.

Il provvedimento di sequestro, spiega una nota della Finanza, è stato preso “per sproporzione” in applicazione della misura di prevenzione patrimoniale emessa (ai sensi della normativa antimafia) dal Tribunale di Prato su proposta del sostituto procuratore Tommaso Coletta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze. Sono stati sottoposti a sequestro due aziende tessili, quattro immobili a Prato e otto auto di grossa cilindrata per un valore complessivo di circa un milione di euro, dunque solo una parte di quello che si ritiene i due abbiano guadagnato ed evaso. Gli intestatari delle operazioni finanziarie, spiega ancora la Finanza, sono risultati essere persone fittizie oppure semplici prestanome. Le indagini per identificare i reali mittenti del denaro hanno portato, tra gli altri, all’individuazione dei due imprenditori cinesi. Questi, nel corso degli ultimi 10 anni, hanno presentato dichiarazioni dei redditi mai superiori ai 10.000 euro e, tuttavia, tra il 2008 e il 2010, non solo avevano trasferito in Cina, avvalendosi del meccanismo di money transfer, denaro per un ammontare complessivo di oltre 2 milioni di euro ma, nel frattempo, avevano acquistato immobili e auto di lusso, quelle sequestrate dalla Finanza.

Furono centinaia gli imprenditori coinvolti nelle varie fasi delle inchieste Cian Liu (fiume di denaro) e Cian Ba (diga sul fiume). Indagini condotte dal sostituto procuratore Pietro Suchan ed ereditate dal collega Giulio Monferini, che le ha chiuse ma non ha ancora chiesto il rinvio a giudizio degli indagati. Per questo si calcola che molti dei reati potrebbero cadere in prescrizione, specialmente per chi non è accusato di aver fatto parte di un’associazione a delinquere. I sequestri invece hanno validità immediata e rischiano di essere l’unica conseguenza pratica per gli indagati. (p.n.)

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