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Il comitato di via Pistoiese: "Chiediamo solo il rispetto delle regole per tutti" - Foto

Il sottopasso di Chiesanuova è a rischio: scippi e aggressioni. La difficile convivenza a Chinatown, ma anche richieste comuni da pratesi e cinesi: più sicurezza e più attenzione dalle istituzioni. L'ottava tappa del tour

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PRATO. E' la più grande comunità cinese d'Europa, se si misura in rapporto alla popolazione totale della città che la ospita. Ed è concentrata soprattutto nel giro di poche strade, intorno all'asse parallelo di via Pistoiese e via Filzi. Logico che i pratesi che ancora abitano qui, si sentano vittime di un esercito di occupazione, superstiti che marcano il territorio con le bandiere italiane alle finestre di casa, come Giovacchino Pecini, esponente del Comitato via Pistoiese-macrolotto zero e della lista civica Prato libera e futura. E' lui a guidarci in un giro per le strade della Chinatown pratese.

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Le osservazioni più immediate sono quelle note, fatte tante volte: i muri che diventano "pagine gialle", con numeri scritti ovunque a pennarello e foglietti appiccicati ("Sono numeri che indicano annunci di quattro tipi - spiega Pecini - offerte di lavoro, dormitori, prostitute e bische"); la disinvoltura nel maneggarie alimenti; le insegne ovunque in cinese e quasi mai bilingui; i negozi che appaiono nelle case e nei capannoni abbandonati, fino a creare una densità da metropoli orientale, appunto, e viene da chiedersi se tutti i permessi sarano stati chiesti e concessi. Fino ai dormitori nei capannoni in cui si lavora. Ma al fondo di tutto e di un po' di insofferenza maturata nel quotidiano deteriorarsi della convivenza, c'è una richiesta essenziale: il rispetto delle regole che siano uguali per tutti, italiani o stranieri. E' questo che chiede il Comitato, alla base di tutto. "Siamo pronti a collaborare con tutti per rendere più vivibile e riqualificare questo quartiere, anche se finora dai cinesi non abbiamo avuto disponibilità - dice Pecini - Ma prima di tutto bisogna che qualcuno ci spieghi perché qui sono consentite cose che altrove non sarebbero permesse. E ce lo dovrebbero spiegare tutte le ultime amministrazioni comunali che si sono succedute".

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Intanto le voci che escono dalla comunità cinesi raccontano un quadro speculare di allarme e proteste. Si lamentano i cinesi delle violenze subite da alcuni loro connazionali e dalla piccola malavita nordafricana che li prende spesso di mira: rapine, ricatti, estorsioni sono all'ordine del giorno. I cinesi , insomma, chiedono più sicurezza. E sono pronti anche a darsi da fare per migliorare il decoro della zona, ma chiedono di essere ascoltati anche dalle istituzioni che sentono assenti.

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In tutto questo merita una segnalazione un'esperienza come quella di Dryphoto, l'associazione che dal 2011 ha trasferito in via delle Segherie la sua sede e ha cominciato insieme al circolo Curiel, uno degli ultimi baluardi dell'associazionismo nel macrolotto zero, un progetto di interventi sui luoghi meno curati e più frequentati del quartiere. Il risultato sono alcuni interventi artiistici (foto, opere originali) collocate nella piazzetta davanti a Unicredita, la vera "piazza" di Chinatown, e nel parcheggio accanto al circolo. Dopo anni di dibattiti e progetti sulla riqualificazione del macrolotto zero, stringi stringi, sono questi gli unici interventi realizzati davvero.

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Alla Chiesanuova è invece molto sentito il problema del sottopasso davanti al cimitero, l'unico passaggio diretto che consente di superare il muro della tangenziale che ormai divide in due il quartiere. Scippi e aggressioni sono frequenti, soprattutto quando è buio e il sottopasso è molto usato dagli anziani. Ci sono sos e telecamera, ma la telecamera non sempre funziona.

 

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