Il Tirreno

Prato

Tanti controlli, i soliti dormitori

La Municipale entra nello stanzone e trova una situazione molto simile a quella della Teresa Moda

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Enrico Rossi, presidente della Regione, ammonisce a non scrivere che a un anno dalla tragedia della Teresa Moda (sette operai morti nella confezione di via Toscana) non sia cambiato nulla. E dal suo punto di vista ha ragione, nel senso che dal 1° settembre c’è stata una brusca accelerazione dei controlli alle confezioni. Questo però non vuol dire che sia cambiato molto dentro le confezioni, come dimostra l’esito dei controlli effettuati ieri a Prato e Montemurlo da due distinte Squadre interforze. Dormitori abusivi, cucine di fortuna, lavoratori in nero o clandestini.

Si dirà: è la scoperta dell’acqua calda. Quello che colpisce è che, un anno dopo quell’immane tragedia, gli agenti della polizia municipale di Montemurlo, entrando in uno degli otto stanzoni oggetto del controllo nella zona industriale di Bagnolo, si siano trovati di fronte una scena molto simile a quella della famigerata confezione di via Toscana: un grande stanzone pieno di macchine da cucire Yuki, Brother, Kansai, un bagno e una cucina vicino all’ingresso, e in fondo i dormitori di cartongesso. Chi entra lì dentro non ha un’uscita d’emergenza in caso di incendio. L’unico vantaggio rispetto agli sfortunati operai della Teresa Moda è che qui i dormitori sono al piano terra ed è più facile scappare dall’ingresso principale.

Per il resto è tutto uguale, anche nelle misure standard dei cubicoli, nella peluria che impasta le macchine da cucire, nelle bombole di gas usate per cucinare e riscaldarsi, negli sguardi tra l’indifferente e il rassegnato, ma apparentemente non preoccupato, degli orientali che si sottopongono alle lunghe procedure di identificazione da parte dei tecnici dell’Asl e dell’Inail.

Sanno che da stasera dovranno trovarsi un’altra sistemazione, alcuni hanno le valigie pronte, probabilmente sanno anche dove andare.

Non ci sono scene di disperazione in chi da un giorno all’altro deve cambiare tetto e letto, perché forse ci sono abituati. E non c’è nemmeno un senso di liberazione da presunti operai-schiavi. Il perché lo ha spiegato bene il marito di una delle vittime della Teresa Moda durante la commemorazione di lunedì sera: «Mia moglie lavorava anche 15 o 16 ore per 900 euro al mese, e le garantivano vitto e alloggio». Sembra poco, ma non è tanto poco per chi riesce a spedire in Cina la metà dello stipendio.

La polizia municipale di Montemurlo ha trovato sei lavoratori apparentemente clandestini in tre delle otto confezioni controllate a Bagnolo (in realtà le porte di due stanzoni sono rimaste chiuse).

E l’ispettore Stefano Melani conferma che a Montemurlo non c’è il fenomeno dei furti di macchinari sequestrati, semplicemente perché qui bastano 30 euro per riaverli e conviene pagare. A Prato invece servono 100 euro per il dissequestro e alcuni sono tentati di pagare i ladri per recuperare le macchine e ripartire, visto che le macchine usate costano tra i 50 e i 60 euro a pezzo, secondo la Municipale di Montemurlo.

A Prato, sempre ieri mattina, la Squadra interforze ha controllato due confezioni a San Paolo, trovando 13 posti letto in un dormitorio abusivo e otto operai clandestini. Stesse scene di sempre, stavolta riprese da una troupe del Tg2 che le userà nei prossimi giorni per aggiornare la fotografia del distretto parallelo cinese. Una fotografia, come detto, che sembra sempre uguale, anno dopo anno, nonostante i controlli.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa