Sicurezza
«Una tragedia prevedibile» Chiesti due milioni di danni
PRATO. La tragedia della confezione Teresa Moda era prevedibile secondo l’avvocato Giuseppe Quartararo, il legale di parte civile che assiste l’Inail nel processo per omicidio colposo plurimo e...
PRATO. La tragedia della confezione Teresa Moda era prevedibile secondo l’avvocato Giuseppe Quartararo, il legale di parte civile che assiste l’Inail nel processo per omicidio colposo plurimo e violazione dolosa delle misure di sicurezza contro i tre imprenditori cinesi Lin Youlan, Lin Youli e Hu Xiaoping accusati di essere i gestori di fatto della ditta.
Quartararo ha parlato esplicitamente del “sistema Jei Mei”, letteralmente sorella maggiore e minore (le due Lin), per spiegare come funzionava la gestione della Teresa Moda. «E’ pazzesco - ha aggiunto il legale - che a distanza di quattro mesi gli imputati si stessero già dando da fare per aprire un’altra attività».
Il legale dell’Inail ha chiesto danni per 1.651.000 euro (la cifra già erogata dall’Inail ai parenti delle vittime).
Un’impostazione, quella di Quartararo, accolta integralmente dall’avvocato Armando Gattai, parte civile per la Cgil, che ha definito agghiacciante un’intercettazione telefonica nella quale Lin Youlan dice al suo interlocutore: «Quell’operaio ha sbagliato. Invece di andare verso l’uscita è andato verso le scale. Ha scavato, se scavava ancora riusciva a uscire». Gattai ha ricordato le lotte del sindacato nell’ultimo secolo per sostenere che quanto accaduto in via Toscana ha rappresentato un danno per il sindacato, in termini di effetto di sfiducia. «Qualcuno ci chiederà dov’era il sindacato in questi anni - ha detto Gattai - Io assisto la Cgil da vent’anni e so che le porte dei capannoni delle confezioni sono chiuse, nessuno parla italiano ed è difficile capire chi è il padrone. Com’è possibile avere relazioni sindacali con questo tipo di aziende? Questo sistema è un cancro che ha colpito la nostra città e deve essere eliminato”. L’avvocato ha chiesto un risarcimento danni di centomila euro per la Camera del lavoro Cgil.
«Perché gli imputati ci prendono in giro?» ha detto l’avvocato Tiziano Veltri, parte civile per quattro familiari delle vittime. «Perché ci vengono a dire che non parlano italiano?». L’avvocato ha citato intercettazioni in carcere nelle quali le due sorelle Lin dimostrerebbero di comprendere perfettamente l’Italiano. E ha aggiunto che le sorelle Lin, sempre in base a intercettazioni, parlando coi parenti delle vittime, dicono che pagheranno i risarcimenti solo se questi lasceranno liberi i locali del pronto moda di via Val d’Aosta, dove si erano accampati, e toglieranno le foto dei loro morti. «Quello versato ai familiari delle vittime - ha detto l’avvocato Veltri - non è un risarcimento. Quella gente non aveva i soldi per mangiare. Non li hanno risarciti, li hanno presi per il collo». Per questo Veltri ha chiesto un risarcimento di complessivi 513.000 euro per i suoi quattro assistiti. (p.n.)
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