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Stop alla cementificazione, La Querce non vuole altre case

di Emanuele Mercurio
Il prato dove sono previste le nuove abitazioni popolari, sullo sfondo la chiesa
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Il prato dove sono previste le nuove abitazioni popolari, sullo sfondo la chiesa

E intanto fa paura la cava di Pizzidimonte: "Ci sono state frane e lì sotto ci sono le abitazioni" - Video

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PRATO. Stop alla cementificazione: è netta la richiesta dei cittadini della Querce, frazione ad est di Prato compresa tra le pendici della Calvana e la piana del Marinella, che negli ultimi decenni ha visto la sua campagna cedere il passo a nuove costruzioni. Quasi tutta la piana che arriva fino a Calenzano, infatti, è stata occupata da palazzi ed appartamenti, senza che a ciò venisse associata la realizzazione di servizi e spazi adeguati per i cittadini. E intanto la cava di Pizzidimonte continua ad incombere minacciosa sulle loro teste.

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“Basta cemento”. Uno dei pochi spazi verdi rimasti alla Querce è il giardino di via XXX Novembre, 3100 metri quadri di proprietà del Comune su cui, da un paio d’anni, è stata prevista la costruzione di nuove case popolari. La giunta Cenni, infatti, ha approvato un progetto che prevede 24 nuovi appartamenti (poi ridotti a dodici) costruiti proprio al posto del giardino. Secondo il Piano Secchi (piano regolatore del Comune adottato a metà degli anni ’90), invece, la zona doveva essere destinata ai servizi per i cittadini, in particolare alla costruzione di un asilo con una struttura in vetro e legno. “La Querce è un paese molto cementificato e molto popoloso – ci spiegano al Circolo “I Risorti” –, ma all’aumento della popolazione non è corrisposto l’adeguamento dei servizi: non c’è più neanche un supermercato, esiste solo un asilo nido pubblico, mentre l’unica scuola materna è gestita a pagamento dal prete. Il paese sorge, inoltre, tra una cava e un corso d’acqua, e pensare di cementificare ulteriormente è un rischio anche a livello ambientale”. L’edificazione di una qualsiasi struttura, infatti, è subordinata alla realizzazione di casse di espansione per il torrente Marinella. “Già le casse di espansione andranno ad aggiungere altro cemento nella zona – continuano al circolo –, non vogliamo che si costruiscano nuovi edifici, specialmente se non destinati a fornire i servizi necessari alla comunità”. Così i cittadini della Querce hanno raccolto più di millecinquecento firme per chiedere di bloccare il progetto. La Regione, dal canto suo, fa sapere di essere aperta a soluzioni alternative da parte del Comune. “Il Presidente della Regione Rossi continua a ripetere che non si deve più consumare suolo pubblico – concludono gli abitanti del paese –, e questo nel suo piccolo è un caso abbastanza emblematico: invece di costruire nuove case popolari, si potrebbe utilizzare le tante case libere in tutto il territorio pratese. Basterebbe parlarne con i cittadini, invece di prendere decisioni senza un preventivo dialogo”.

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La minaccia della cava. Oltre al problema della cementificazione, La Querce da anni convive con il forte rischio frane nella cava di Pizzidimonte, circondata da campi e abitazioni, che incombe sui tetti delle case del paese. Qualche anno fa era stato realizzato un terrapieno per contenere la caduta di massi, ma la soluzione non ha messo del tutto in sicurezza la zona: la parte più alta della cava, infatti, ha da tempo perso l’appoggio sui massi sottostanti, e se qualche pezzo di roccia più grande si staccasse da lì, a causa della forza cinetica accumulata nella discesa, finirebbe per saltare il terrapieno e finire dritto sulle case, come ci spiega l’ex consigliere comunale Mauro Franceschini nel video.

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