Finanza
«Non dimenticheremo la lezione»
Il console cinese alla commemorazione delle sette vittime della Teresa Moda: le loro storie proiettate su uno schermo
PRATO. Il portone della confezione Teresa Moda, intorno al quale un anno fa si affollavano i vigili del fuoco impegnati a spegnere il furioso rogo che costò la vita a sette operai cinesi in via Toscana, ora è uno schermo bianco sul quale scorrono le foto dei morti, con l'accompagnamento dei canti tradizionali cinesi. E il tagliente vento di tramontana che accompagnò per tutto il giorno le strazianti operazioni di recupero delle salme ha lasciato il posto a un tepore quasi primaverile. Si sono affievolite anche le emozioni, com'era inevitabile, ma la comunità cinese ha voluto comunque ricordare quei sette morti nell'anniversario della tragedia del Macrolotto al termine di una giornata che è stata scandita da appuntamenti giudiziari e istituzionali.
Alcune decine di persone, quasi equamente divise tra italiani e orientali, si sono date appuntamento alle 19 nella traversa di via Toscana per manifestare il proprio dolore e testimoniare un ricordo. In silenzio quasi tutti, con strazianti urla alcuni dei parenti delle vittime, seduti in prima fila davanti a una serie di candeline accese.
L'attore Yang Shi ha poi fatto scorrere sul telone bianco piazzato davanti al capannone (in realtà nel capannone adiacente alla Teresa Moda, ancora sequestrata) le immagini dei sette operai morti e ha raccontato le loro storie. Presente anche il console Wang Fuguo, che un paio di ore prima aveva parlato nel salone consiliare del Comune ribadendo l'intenzione del Consolato di lavorare per un maggiore rispetto delle regole.
«Non dimenticheremo la durissima lezione che ci ha insegnato questa tragedia» ha detto Wang professando un ottimismo non condiviso da molti in città: «Sempre più imprese cinesi si stanno mettendo in regola, il problema può essere risolto».
Nel pomeriggio anche il presidente della Regione Enrico Rossi aveva letto in positivo il dato di oltre 200 imprese in regola tra le oltre 800 controllate negli ultimi tre mesi tra Prato, Firenze e Pistoia. Un dato che ha fatto scuotere la testa all’ex sindaco Roberto Cenni, durante la commemorazione in Comune.
In via Toscana ha parlato anche il vice sindaco Simone Faggi, che ha definito inaccettabili per Prato le condizioni di lavoro che sono all’origine della tragedia della Teresa Moda, «una delle pagine più buie nella storia della città».
Il dolore dei parenti delle vittime, alcuni dei quali presenti anche in mattinata al processo in corso contro i tre confezionisti accusati di essere stati i gestori di fatto della Teresa Moda, sembra essere lo stesso di un anno fa e si acuisce quando sul telone bianco scorrono i volti di chi non c’è più, con la data di nascita e il significato del nome accanto a quello anagrafico.
Storie di gente comune, venuta in Italia inseguendo un sogno. Marito e moglie che magari sono stati nel nostro paese per cinque lunghi anni e non si sono visti mai perché impegnati a lavorare in città diverse. E la storia di una delle due donne morte nel rogo del 1° dicembre, nel ricordo del marito, che lavorava 15-16 ore alla Teresa Moda e riscuoteva uno stipendio di 900 euro, oltre al vitto e all’alloggio. Storie che non c’è bisogno di essere pessimisti per sapere che sono simili a quelle di chi ancora oggi lavora nelle confezioni cinesi a poche decine di metri dalla carcassa della Teresa Moda.
Paolo Nencioni
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