Il Tirreno

Prato

Sei anni al professore che strangolò la moglie

Sei anni al professore che strangolò la moglie

Pena contenuta rispetto alle richieste del pubblico ministero, il giudice ha riconosciuto le attenuanti per Sergio Maranghi, ora in una casa di riposo

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PRATO. Sei anni e quattro mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta al termine del processo con rito abbreviato a Sergio Maranghi, 87 anni, il professore di matematica in pensione che nella notte del 13 settembre dell’anno scorso soffocò nel sonno la moglie Maria Grazia Centauro con la quale aveva condiviso mezzo secolo di vita. Una pena mite rispetto alla richiesta del pubblico ministero (Benedetta Foti) ma per Sergio Maranghi non fa una grande differenza. Lui finirà comunque la sua esistenza nella casa di riposo che lo ospita dai giorni immediatamente seguenti l’omicidio. La sua vita di fatto è finita quella notte, quando ha perso la testa e ha soffocato quello che era stato il suo grande amore e che probabilmente non riconosceva più.

Maria Grazia Centauro soffriva di Alzheimer, si disse quel giorno, ed era tornata a casa solo poche ore prima dopo un periodo di ricovero in ospedale. Lui sembrava ansioso di accoglierla di nuovo nell’appartamento di via Guasti, aveva fatto cambiare gli infissi per evitare spifferi che potessero aggravare una bronchite della moglie. Ma l’impatto con la condizione di una donna che aveva bisogno di mille attenzioni, giorno e notte, probabilmente fu la molla che fece scattare la decisione di farla finita o il raptus, come siamo abituati a chiamarlo.

A trovare il corpo senza vita di Maria Grazia Centauro, 81 anni, molto conosciuta in città per essere stata titolare di una boutique in via Tintori, fu la figlia Laura. E fu alla figlia Laura che Sergio Maranghi disse di essere stato lui a soffocare nel sonno la madre. Lo disse anche al capitano Verlengia e al colonnello Stifanelli dei carabinieri, poi però ritrattò. Ma ovviamente non è stato un caso difficile da risolvere. L’autopsia ha confermato segni di soffocamento e strangolamento sul collo dell’anziana. Non c’erano altri possibili sospetti.

E dunque la sentenza pronunciata ieri dal giudice Angela Fantechi certifica soltanto quello che ormai tutti sapevano. C’era solo da quantificare l’entità della pena. E da valutare il peso di due perizie psichiatriche contrastanti. La prima, redatta dal professor Paterniti, ha concluso che Maranghi non era in grado di intendere al momento del fatto. La seconda, firmata dal professor Tanini, ha invece ritenuto che Maranghi fosse lucido quando decise di porre fine alla vita della moglie Maria Grazia. Sulla base di questa valutazione il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 14 anni, ma il giudice sembra aver sposato la tesi dell’avvocato difensore, Cristiano Toraldo, e infatti ha ritenuto le attenuanti prevalenti sull’aggravante. In particolare l’attenuante di aver agito in uno stato emotivo precario al termine di una giornata complicata, sotto il peso delle continue richieste di aiuto della moglie, alle quali Maranghi non riusciva a far fronte.

Paolo Nencioni

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