Il Tirreno

Prato

Teresa Moda, i parenti risarciti non entrano nel processo

di Paolo Nencioni
Teresa Moda, i parenti risarciti non entrano nel processo

Prato, solo due, non di primo grado, si sono costituiti parte civile. Gli altri hanno rinunciato in cambio di 110.000 euro. L’avvocato difensore: due imputati non erano presenti quando sono stati realizzati i dormitori abusivi

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PRATO. Solo due tra i parenti dei sette operai cinesi morti nell’incendio della confezione Teresa Moda di via Toscana, il 1° dicembre 2013, si sono costituiti parte civile nei confronti dei tre connazionali ritenuti gestori di fatto della confezione, cioè le sorelle Lin You Lan, Lin Youli e il marito di quest’ultima, Hu Xiaoping, accusati di omicidio plurimo e mancato rispetto delle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Lo si appreso a margine della seconda udienza del processo con rito abbreviato in corso in Tribunale. La mancata costituzione di parte civile di tutti gli altri parenti è la conseguenza del risarcimento versato in Cina alle famiglie dei morti, circa 900.000 renminbi a testa, pari a circa 110.000 euro.

L’avvocato Gabriele Zanobini, che difende i tre confezionisti cinesi, ha prodotto i documenti originali che attestano i risarcimenti. Era questa una delle condizioni alle quali il legale chiedeva al giudice Silvia Isidori che venisse disposto il giudizio abbreviato, che consente lo sconto di un terzo sull’eventuale pena finale. Il difensore ha depositato anche documenti che attestano come due degli imputati, i coniugi Lin Youli e Hu Xiaoping, non fossero presenti a Prato se non dopo il giugno 2013 (prima vivevano in Veneto) e dunque quando i dormitori abusivi nella confezione erano già stati realizzati. Questo potrebbe alleggerire la loro posizione. Quanto al terzo imputato, Lin You Lan, si farà forte del risarcimento. Parlando delle responsabilità personali, l’avvocato Zanobini ha accennato anche a quelle, presunte, dei due proprietari italiani, i fratelli Pellegrini: «Sapevano a chi affittavano il capannone, conoscevano le condizioni del capannone e che cosa sarebbe stato prodotto al suo interno».

Solo due dei parenti, come detto, assistiti dall’avvocato Tiziano Veltri, si sono costituiti parte civile, perché gli accordi stipulati in Cina (all’epoca le autorità italiane e la Procura non ne sapevano niente) prevedevano l’impegno a non entrare nel processo in cambio dei soldi. Oltre ai parenti, si sono costituiti parte civile il Comune e l’Inail. Il giudice Isidori ha fissato altre tre udienze che serviranno a stabilire le singole responsabilità e nelle quali il pubblico ministero Lorenzo Gestri ha intenzione di interrogare gli imputati.

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