La manifestazione
Teatro impegnato e ciuchi bizzosi Stasera gran finale
Il rione verde affronta il tema dell’omosessualità, I bianchi rivisitano la storia parlando del femminicidio
CARMIGNANO. In piazza ci sono ancora bambini e anziani, come ogni anno. Il San Michele è qualcosa infatti di contagioso nel capoluogo del più grande comune mediceo, dove il teatro in strada e popolare in cui quattro contrade si danno battaglia si eredita nel sangue. In quasi mille sfilano: la prima sabato notte, ieri pomeriggio la replica e stasera dalle 21.30 in poi il gran finale e l'annuncio, a notte fonda, del vincitore. Sfilano con la solita grande capacità scenica, di scrittura e espressiva. Tutte le contrade stavolta alla pari. Ma quest'anno ci sono anche temi tosti. Alcuni almeno. Addio al teatro che stinge in nostalgia, addio alla rievocazione e spazio al sociale. Teatro vero, impegnato e proiettato verso il futuro, che con un regolamento che obbliga a parlare di Carmignano non era né facile né scontato. E così ecco che il rione verde, che due anni fa dedicò la sua sfilata ai 'diversi' usciti dai manicomi, con coraggio e delicatezza affronta il tema dell'omosessualità e del conformismo che spinge molti a nascondersi. Una storia vera, raccontata come si racconterebbe una fiaba ad una bambina (e con tanti bambini in piazza). I bianchi, che l’anno scorso hanno fatto cappotto vincendo palio e sfilata, rivisitano la storia. Due racconti e due vite parallele: il Pontormo venuto a Carmignano nel 1528 a dipingere la Visitazione che ancora fa bella mostra di sé nella chiesa del paese e Monna Ulivetta, donna senza marito e in attesa di un bimbo senza nome, bruciata come strega. Un pretesto per dipingere un affresco sul femminicidio. I gialli dedicano un omaggio affettuoso a Franco Bitossi, l’indimenticato “Cuore Matto” di Camaioni, carmignanese, che tra gli anni Sessanta e Settanta è stato tra i protagonisti delle due ruote nazionali, metafora per dire che la tenacia è la “vera molla della vita”. Più semplice è la storia dei celesti: memorie di una rionale, Giovanna Favillini, che sulla note de “La guerra di Piero” di De Andrè ricorda il nonno e gli anni della seconda guerra mondiale. In un modo leggero e delicato, ma con grande capacità: espressiva: pretesto per parlare di libertà e pace, giustizia e senso civico, che a un bimbo si possono insegnare con una favola. Come quella che può raccontare un nonno. Come quella della balena di Castagnati. Davvero in tanti hanno scalato sabato le colline del Montalbano per assistere alla prima del San Michele: tutta esaurito nella centralissima piazza Vittorio Emanuele II e ressa alla partenza dei bus navetta. “Raddoppiate le corse” propone qualcuno. In piazza stand con prodotti tipici (debutto dell'associazione cuochi medicei chiantigiani) e la mostra fotografica di Salvatore Bernanasca. Alla dieci sfila il primo rione. Poi, poco prima delle una di notte, si corre la prima rocambolesca corsa dei ciuchi. Una gara su due giri di due piazze e una via, a staffetta. Vince il celeste Lorenzo Zoppi,che sopravanza il bianco Graziano Fiori tradito dal ciuco che si impunta all'ultima curva. Secondo e terzo Alessandro Culatore dei verdi e Luca Menici dei gialli.Nella corsa della seconda sera solo verde, celeste e bianco hanno tagliato il traguardo, quest'ultimo trainando ancora il ciuco che si era di nuovo impuntato all'ultima curva. Il giallo ha inveve abbandonato al secondo giro.
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