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Prato, San Michele, colori, atmosfere e poesia nelle quattro sfilate dei carri

di Walter Fortini
Prato, San Michele, colori, atmosfere e poesia nelle quattro sfilate dei carri

In migliaia per l’inaugurazione della kermesse del teatro di strada a Carmignano, le sfilate dei rioni sono continuate fino a mezzanotte poi è andato in scena il palio dei ciuchi che ha visto vittorioso, in questa prima manche, i Celesti

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CARMIGNANO. Scende in piazza il San Michele. Ieri sera, sabato 27 settembre, la prima di tre giorni di un’avvincente gara di teatro in strada tra quattro contrade che è oramai la cifra della festa.  La centralissima piazza Vittorio Emanuele II – palcoscenico sotto le stelle – gremita come non mai, sui seicento posti in tribuna e dietro alle transenne. La ressa alla partenza dei bus navetta: alla Serra un pulmann si è rotto ed è stato sostituito; a Seano code dalle otto e c’è chi ha aspettato più di quaranta minuti o anche un’ora per salire e arrivare a Carmignano. “Raddoppiate le corse” propone qualcuno.

Poi alle dieci di sera, con solo mezz'ora di ritardo e preceduti dal corteggio del gruppo storico del paese che ha visto il debutto,  dopo i musici e tamburini, anche degli sbandieratori, i rioni sfilano. Scende in piazza il San Michele ed è il San Michele che non ti aspetti, non solo per la bravura stavolta di tutti quattro le contrade, senza eccezioni. Un San Michele che come sempre strappa brandelli di memorie al passato e al presente – mille persone a sfilare, grandi e piccoli perché la festa scorre nel sangue – ma che ha perso la nostalgia e non stinge in rievocazione. Teatro in strada e teatro popolare, lieve nei modi, mai stucchevole ed impegnato su temi importanti. Il che non era facile né scontato. Tutt’altro. Anche perché per regolamento i temi devono parlare di Carmignano. La solita grande capacità scenica, di scrittura e espressiva ma anche temi tosti quest’anno. Mezz’ora a contrada per un grande spettacolo che lascia di stucco chi capita per la prima volta sul Montalbano. I più lontani arrivavano ieri dalla Calabria e dalla Sardegna. Cerano anche alcuni argentini, ma che vivono oramai da tempo sul Montalbano.

Il rione verde, vittorioso e coraggioso due anni fa nel raccontare i ‘diversi’ usciti dai manicomi e che vivono nelle case famiglie (a Carmignano), sceglie quest’anno una storia (vera) sull’omosessualità e il conformismo e la racconta come si racconterebbe una fiaba ad una bambina, come la racconterebbe un babbo che si è sposato e ha avuto tre figli, ma solo perché così si doveva fare, e alla fine trova il coraggio di vivere la sua vera identità. Un racconto dai toni delicati. Con tanti bambini e con grande ardimento, atmosfere da Peter Pan e scenografie di guglie di ferro e gesso. Fino a metà non capisci bene, ma poi la metafora si svela e la storia di Guido e Filippo, la strega Genoflessa ovvero il conformismo che domina il paese, i giochi che “si possono e non si possono fare” si svela in tutta la sua evidenza.

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Il ricordo e un omaggio affettuoso a Franco Bitossi, l’indimenticato “Cuore Matto” di Camaioni (e dunque carmignanese) che tra gli anni Sessanta e Settanta è stato tra i protagonisti di quell’autentica passione nazionale che è il ciclismo, diventa per il rione giallo la metafora per dire che la tenacia è la “vera molla della vita”, tra realismo e sculture animate post moderne, cronaca e allegorie.  Naturalmente non mancano le biciclette, quelle vere. Parti narrate si alternano a registrazioni di vecchie telecronache e la storia di Franco, che sognava di correre nonostante la sua tachicardia, rivive nella piazza sotto le stelle. I gialli non vincono dal 1971, ma stavolta gareggiano alla pari.

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I bianchi, che l’anno scorso hanno fatto cappotto vincendo palio e sfilata, rivisitano la storia. Due racconti e due vite parallele: il Pontormo venuto a Carmignano nel 1528 a dipingere la Visitazione che ancora fa bella mostra di sé nella chiesa del paese e Monna Ulivetta, serva di Casa Pinadori, donna senza marito e in attesa di un bimbo, bruciata quello stesso anno come strega, solo perché additata dalle dicerie, vista con sospetto per le erbe che raccoglieva per lenire i dolori della gravidanza. E la sfilata diventa così  il pretesto per dipingere un affresco sul femminicidio e le donne di ogni epoca e ogni cultura, le geishe come le donne in carriera, madri e figlie, violentate nell’anima e nel corpo, private della libertà è a volte anche peggio, vittime sempre di uomini carnefici. Con il rosso, del quadro e di scarpette rosse, che diventa il colore dominante e i grandi e  maestosi carri.

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Più semplice è la storia dei celesti, che negli ultimi diciotto anni più hanno vinto: memorie di una rionale, Giovanna Favillini, che sulla note della “Guerra di Piero” di De Andrè ricorda il nonno e gli anni della seconda guerra mondiale. In un modo leggero e delicato, con suggestioni a tratti felliniane e grande capacità espressiva. Ma anche in questo caso lo spunto diventa un pretesto e un gioco di allegorie per parlare della libertà e della pace,  giustizia e senso civico, che ad un bimbo, pure in anni difficili come quelli di una guerra, si possono insegnare con favole e storie inventate. Come quelle che può raccontare un nonno (o un babbo o una mamma). Come quella appunto della balena che viveva nel lago di Castagnati, sotto il paese, e che si materializza come un’immensa nuvola trainata da una piccola bambina al termine della sfilata. A ricordare che la difficoltà rendono più forte e che per cambiare tutto, in meglio, bisogna lottare.

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Poco prima delle una si corre anche la prima rocambolesca corsa dei ciuchi, assegnati con sorteggio. Una corsa su due giri di due piazze e una via, a staffetta con cambio dei ronzini a metà. Il bianco è primo fin dall’inizio, spalla a spalla con il celeste. Sembra una gara a due tra Graziano Fiori e Lorenzo Zoppi, i fantini (tutti e due nuovi) delle contrade. Ma all’ultima curva cambia tutto: il ciuco dei bianchi si impunta. Si sposta verso i ‘box’, richiamato forse dall’odore degli altri animali, e le altre contrade lo superano. Celeste, verde,giallo – ovvero Lorenzo Zoppi, Alessandro Culatore e Luca Menici – lo precedono nell’ordine al traguardo (4, 3 e 2 punti) e al bianco non resta che trainare da terra il ciuco, pur di conquistare almeno un punto. Il palio si aggiudica infatti al meglio delle tre corse e c’ è tempo fino a lunedì..

Ma la festa non è finita e prosegue, fino a notte fonda, sulla terrazza dello Spazio Moretti, tra balli e bevute. Come accade oramai da qualche anno. Tutti i rionali assieme, sia pur acerrimi avversari per tre giorni. In attesa del verdetto che quindici giurati – cinque a sera, addetti ai lavori e gente di teatro, storici, architetti e coreografi, tutti chiamati da fuori Carmignano e fuori Prato – affidano ad una busta ben chiusa in cassaforte fino a lunedì notte.

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