Gioco
«La pista di Peretola distruggerà la flora e la fauna della Piana»
La denuncia degli attivisti del Meetup 134 che dopo l’approvazione del Pit hanno depositato le osservazioni in Regione. Presentato lo studio di un biologo e di un volontario Anpil
PRATO. L'esempio paradigmatico è Malpensa: la società che gestisce l'aeroporto milanese si è beccata prima una procedura di infrazione dalla Corte europea per il mancato rispetto del sito Brughiera del Dosso poi una condanna con risarcimento da 4 milioni di euro dal tribunale di Milano. Lo stesso potrebbe accadere con la realizzazione della nuova pista di Peretola che impatta pesantemente sulle zone umide del Podere Querciola a Sesto e sull'Oasi di Focognano. A lanciare l'allarme sono gli attivisti del Meetup 134 del Movimento 5 Stelle che giovedì hanno depositato - c'è tempo fino a lunedì 29 - una serie di osservazioni in Regione dopo l'approvazione del Pit. «Siamo sempre più convinti - afferma Francesco Fedi, attivista del Meetup - che la pista sia inutile, dannosa e costosa ma soprattutto che creerà danni irreparabili all'ambiente». Danni individuati e calcolati anche economicamente in uno studio firmato dal biologo ambientale Andrea Vannini e dal volontario Anpil del Parco della Piana Giacomo Bruni. «Per il momento - afferma Vannini - non esiste traccia di studi sull'impatto ambientale, sulla flora e sulla fauna dell'area e mi chiedo come si faccia ad affermare che la pista di Peretola si possa fare senza un supporto scientifico». «Di contro - prosegue - esistono normative europee, Habitat e Uccelli, che in caso di costruzione della pista nella piana verrebbero certamente violate, oltre a una legge regionale che tutele le zone umide di Sesto per la quale la Regione entrerebbe evidentemente con contrasto con sé stessa».Il danno economico, una volta distrutto l'ecosistema dell'area , sarebbe enorme secondo Vannini e Bruni: «L'abbiamo calcolato - proseguono - sottostimandolo, perché abbiamo usato stime di diversi anni fa, in molti milioni di euro». Da tenere presente che, secondo i tecnici, una volta annientati flora e fauna «sarà impossibile ripristinare le condizioni preesistenti anche nel caso - precisa il biologo - venisse ricostruito, in un'altra zona un lago». Oltre al rischio dell'avvio di una procedura di infrazione, secondo le osservazioni del Meetup 134, sono molte altre la carenze sul fronte delle indagini preliminari: «Non c'è soltanto la questione del rumore - sottolinea Fedi - manca uno studio sul rischio idrogeologico, e sull'impatto sulla salute dei cittadini di un'area che certamente subirà un sovraccarico di idrocarburi». L'ultima critica è sul metodo: «Enac ha affermato - è il ragionamento degli attivisti - che la pista di 2.400 metri è la soluzione migliore dal punto di vista economico, commerciale e per l'ambiente. Un'affermazione non supportata da alcuna dato tecnico ma che si pretende venga assunta come vera. Crediamo - concludono - sia l'ora di smetterla di giocare a feudatario e vassalli».
Cristina Orsin
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